01/07/2009
l
S. e L. dormono
ognuna nella propria stanza
ignare di non so che
o forse lo so sin troppo bene
un enorme appartamento all'ultimo piano di un palazzo signorile in un quartiere signorile
ed io mi aggiro e raggiro attraverso i locali alla disperata ricerca
di scarafaggi e blatte e gechi
chissà che non ne trovi a carovane ai bordi delle pareti
o magari appesi al soffitto
avrei almeno un buon motivo per non riuscire a dormire
l'eventualità che un enorme insetto nero mi penetri in bocca
mentre sto sognando i soliti sogni miei
di quando un toro m'insegue lungo i cunicoli di un labirinto sotterraneo
di quando attraversando i binari alla stazione mi si paralizzano le gambe
di quando parti monche e sanguinolente del mio corpo si trascinano lungo le strade della città fra cumuli di rottami e ammassi d'immondizia e l'aria è solo polvere
di quando la mia stanza si riempie d'acqua lentamente ed io galleggio e mi ritrovo a prelevare aria per i miei polmoni affannati e affamati in quel mezzo centimetro gassoso che ancora mi separa dal soffitto
di quando ragni e sanguisughe
oh quale allegra e inconsueta brigata!
mi assalgono partendo dai piedi sino ad arrivare alla base del collo
e poi più su
l'eventualità che un enorme insetto nero mi penetri in bocca
ed un geco tozzo e vorace lo segua a ruota sì da poterselo fulmineamente fagocitare
pasto completo per questa notte troppo calda e troppo umida
il solo immaginarmi una possibile eventualità
questo sì
di certo sarebbe un valido motivo per rimanere all'erta
con gli occhi spalancati e la mente vigile e presente
nulla di tutto questo
vago e vagheggio attraverso stanze e corridoi come in apnea
col cervello ottuso e gli occhi rossi e tremori lungo braccia e gambe e conati di vomito e vertigini e ronzii alle orecchie ed un'enorme pietra sullo sterno e la vista di pallini rossi e neri e blu e verdi che si scontrano fra loro e rimbalzano impazziti
salgo la grande scala a chiocciola che porta lassù
tre metri sotto il cielo
o forse più...o forse meno
un bianco terrazzo che pare smisurato
infinito come il panorama notturno che mi si para dinanzi
un intricato gomitolo di strade cerca di svincolarsi dall'asse mediano che attraversa la città
le mille luci del porto e l'ombra nera di monte urpino e i grigi connotati dei bastioni e i ruderi insabbiati del vecchio ospedale marino lungo l'interminabile litorale e il profilo minaccioso della sella del diavolo
e vibrazioni attutite di salsa e merengue che provengono dai chioschi laggiù in spiaggia e lo stridore di una frenata brusca a frantumare i suoni della salsa e del merengue
e un botto secco che pare un colpo di pistola ad infrangere lo stridore della brusca frenata e l'urlo lancinante di una sirena ad annullare il frastuono di quel botto secco e metallico mischiato al brusio sommesso delle sporadiche automobili che transitano là sotto
e poi disperate grida

e poi lo squillo di un telefono che si perde in lontananza
e poi solo il silenzio delle saline e dello stagno ad annientare tutto
e il tutto
da quassù riesco a vedere il mondo
il mondo ma non il modo
a volte basta poco
basta l'aggiunta di una lettera
una "enne"  
a cambiare il modo in cui s'osserva il mondo
a volte basta poco
per ritrovarsi al mondo senza sapere il modo
e vorrei essere lì a riempire le tue stanze vuote
in silenzio guardarti mentre le tue dita sottili tracciano linee sulla grande tela bianca
vorrei esser lì in silenzio ad ascoltare i tuoi lamenti
"no così non va...così proprio non va"
vorrei esser lì a ridere con te e di te
quando il verde si rovescia sul tuo vestito rosso
e sono
io sono lì
in silenzio a guardarti
tu che ti muovi e tu che danzi e tu che piangi
tu che mi racconti di com'è bello stare insieme a me
e intanto pensi ad altro
intanto pensi che non potrà mai essere
magari pensi che dovrà essere come in questo momento
meraviglioso come in questo istante
tu che mi racconti di com'è bello stare insieme a me
a uno come me
a patto che sia un altro
ma adesso taci! e sali in macchina
voglio che allarghi le gambe
i tuoi piedi sul cruscotto
io non guardo
solo ascoltare
io voglio
voglio che ti sfili le mutandine
e adesso toccati!
le mani sul volante e lo sguardo dritto sull'asfalto
conto le macchine che ci vengono incontro
mi lascio abbagliare dai loro fari
come sempre
voglio sentire solamente i tuoi gemiti
e adesso porgimi il braccio e stringi il pugno
un laccio e una siringa e un buco
voglio vederti viaggiare
voglio vederti perduta
voglio vederti assente
voglio sentirti silenziosa
sentirti senza necessariamente ascoltarti
voglio vederti mentre calma ti abbandoni sulla mia spalla
coi tuoi capelli che mi sfiorano le guance
e le tue mani gelide che distrattamente cercano le mie
voglio vedere quel sorriso sibillino che ti si disegna in volto
e non comprenderò mai il motivo
mai saprò perchè stai sorridendo
non visiterò mai i luoghi in cui ti trovi ora come allora e come sempre
e tu
tu lascia che il mio viaggio
il mio viaggio più appagante sia in quei luoghi che non ho veduto mai
e che mai vedrò
voglio vederti persa e silenziosa e assente e abbandonata
ed io con te
perso e silenzioso e assente e abbandonato
sì adesso mi lascio calare
appeso al gancio che pende da una gru
mi lascio calare in una cisterna ricolma di cemento a presa rapida
con esasperante lentezza io scendo
giù
ogni centimetro un frammento di vita che si stacca e vola via
affondano i piedi prima e poi le gambe e poi il bacino e poi il busto e poi il collo e poi la testa
un ultimo sguardo al mondo
un ultimo pensiero al modo
e poi è solo buio
le in-conseguenze dell'amore
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26/06/2009


Quando del futuro già ti prefiguri

Con una sufficiente dose di certezza

Se non proprio con la più completa delle dosi

E delle certezze

Quando ti prefiguri l’evolversi degli eventi

Il loro sviluppo

E la conseguente conclusione

E’ come se quel futuro fosse già stato vissuto

E quindi è già passato

E’ già il Passato

L’estate appena incominciata

Per quanto mi riguarda

E’ già finita.

 

Ma non era certo di questo che avrei voluto parlare

Anzi scrivere

In realtà avrei voluto scrivere dei concerti prossimi venturi

Quelli della “succulenta” estate milanese

Come se fosse una sorta di promemoria

Che scrivo più per me stesso

Che non per altro

O altri

Così giusto perché non so che cazzo fare

Così giusto un promemoria per dimenticare

Ciò che non mi va di ricordare

In questa notte di tuoni e di frastuoni

Con la corrente che va e viene

Che gli antifurti impazziscono

Che le voci stridule delle ragazzine giù nella via stridulano

Che io il romanzo che c’ho davanti agli occhi lo leggo a fasi alterne

L’alternanza dettata dalla luce che lascia il posto al buio

e viceversa

Ed è uno strano modo di leggere questo

In cui mi devo interrompere magari sul più bello di una frase

O magari nel bel mezzo di un passaggio del tutto insignificante

O apparentemente insignificante

Così ad una prima occhiata

E rimanere lì

Con il libro aperto sul petto

In attesa che ritorni un refolo di chiarore

Più o meno effimero

Più o meno duraturo

Uno strano modo di percorrere le pagine

Una volta tanto non dettato dalla propria volontà

Dai ritmi che ci si impone

Ora mi fermo e ci penso un poco a questa cosa appena letta

Ora ricomincio

Che mi pare d’averci riflettuto anche troppo

Magari ci ritorno su in un altro momento

Uno strano modo di attraversare le parole e le immagini e le evocazioni e le citazioni e tutto il resto che fa di un romanzo un romanzo

O quel che è

Tutto dipende da come tira il vento là fuori

Dall’intensità dei tuoni e dei susseguenti fulmini

E dagli sbalzi di tensione

Della tensione

A volte non è male trovarci nella condizione in cui qualcuno

O qualcosa

Decide per noi

A volte non è male ricordarci che il mondo e la vita sono padroni di noi

E non il contrario

Tu sei lì che vai in giro in macchina

Coi finestrini abbassati

Ti entra nell’abitacolo una vespa mezza inferocita

Perdi la Trebisonda

Non sai più dov’è la tramontana

Un albero a bordo carreggiata è pronto ad accoglierti

A fusto ritto e rami aperti

E tutto finisce lì

Nemmanco te ne accorgi

Nemmanco.

 

E i concerti di cui sopra?

Allora mi son perso, a ragion veduta, quello dei SUBSONICA euro 15 + prevendita all’Idroscalo, mercoledì 24. A ragion veduta in quanto i SUB me li son già beccati due volte, quando erano dei Signor Nessuno ed avevano anche un loro perché e percome. Poi hanno oggettivamente rotto il cazzo. Già da allora se la tiravano una cifra. Chissà ora?! Indi per cui basta Samuel, basta Boosta. E compagnia bella.

 

Ieri mi son bellamente perso DANNY CAVANAGH euro 15 al BluHouse. Il cantante e chitarrista e compositore degli Anathema in versione solista e acustica magari meritava. Ma c’era Sudafrica – Brasile su Raiuno. Ubi maior minor cessat. Rido. Ma anche no. Ma anche sono serio. Che cazzo!

 

Veniamo al presente. Oggi venerdì 26 due appuntamenti della madonna. E di tutti gli angeli e i santi in colonna. RY COODER euro 55-85 agli Arcimboldi più prevendita. Cazzo! Totalmente fuori budget. Da recarvicisi (potendoselo permettere) con un thermos pieno di caffè. Di tanto in tanto un sorso per non assopirsi. Svaccarsi sulla poltroncina, ascoltare la del Ry chitarra immaginando il deserto. Avendo nella mente il volto di Natassja Kinski. E lasciarsi morire così. Che tanto, prima o poi, il caffè finisce.

 

Imperdibile all’Idroscalo NINE INCH NAILS+KORN+MARS VOLTA euro 40 più prevendita. Allora, qui faccio obbligatoriamente dei distinguo. Trent Reznor “vale la pena” anche se dovesse solamente salire sul palco, sedersi su una sedia di legno con la sua bella impagliatura. Lui lì seduto, a braccia conserte, che si guarda intorno, senza spiaccicare verbo. Che poi dopo un dieci minuti si alza e se ne va. Vale la pena solo per questo. Trent Reznor! Al momento dei KORN viene il momento di andare al cesso a ristabilire l’alvo che magari ha perso in regolarità. E al momento dei MARS VOLTA, beh, tutto dipende dall’umore in cui ci si trova. Se li prendo in buona son capaci di farmi avere celestiali ed idilliache visioni. O anche visioni demoniache. Ma comunque visioni. Se mi prendono in altre fasi del bioritmo potrei aver bisogno del sacchetto del vomito per tutta la durata della loro esibizione. Boh! Mah!

 

Oggi venerdì 26 ci sta pure SUZANNE VEGA euro 10 al Teatro dal Verme. Piuttosto mi ammazzo ascoltando tutta la discografia di Branduardi. Basterebbe anche un frammento di canzone in verità. Molto più che sufficiente per farmi passare la voglia di vivere e deinde trapassare. Anche per mia stessa mano intendo.

 

Poi CARLINHOS BROWN euro 15 più prevendita all’Area Mediolanum Forum. A me il samba reggae fa cagare. Però il Carlinhos è bravo. Molto bravo. Meriterebbe anche una capatina. Se non fosse che…che…che non lo so. Ma c’è sempre un buon motivo per perdersi il Carlinhos. E poi l’ho già visto. In una serata in cui avevo digerito da schifo la cucina brasiliana di un ristorante brasiliano. Ma questa è un’altra storia.

 

Sabato 27 c’è un raduno di gruppi scandinavi al Magnolia euro 8 con tessera arci.

Ultimamente gli scandinavi producono bella roba e bella gente. Ma anche no. Faccio prevalere il no. Valà. Che mica si può essere sempre aggiornati su tutto e tutti. Fanculo gli scandinavi, le loro sonorità e i loro paesaggi eterei ed evocativi e tutta la retorica che gira intorno alla Scandinavia. Che cazzo!

 

E all’Idroscalo Caparezza. Si può anche fare. E’ gratis e ad un tiro di schioppo. Lui è bravino, simpatichino, coinvolgentino. Mi sa di no. Troppo ino-ino. Non lo faccio. Preferisco il mio nipotino.

 

Domenica 28 mi faccio una miriade di seghe. Mentali e soprattutto non. Non mentali.

 

Cazzo Lunedì 29 sbarca al Festival di Villa Arconti RAF euro 25-45 più prevendita. Credo che mi troverò nel luogo più distante possibile da Villa Arconti. Quella sera.

 

Cazzo bis! Gli UB40 all’Idroscalo euro 27 più prevendita. Se fosse aggratis entrerei. Giusto per ascoltare Red Red Wine, che mi ricorda dei bei tempi che furono, poi me ne uscirei.  E me ne andrei. Per i cazzi miei.

 

E poi UTE LEMPER al Dal Verme euro 10. La Milva teutonica sbarca a Milano per scassarci la minchia. Per chi se la vuol far scassare naturalmente. Io no, io non ci sto, lasciatemi nel ghetto ancora un po’.

 

Martedì 30 assolutamente imperdibile! i MASSIMO VOLUME al circolo Magnolia euro 10 con tessera arci. Devo rinnovare la tessera che mi è scaduta almeno 15 anni fa. Se non di più. Ma le storie recitate da Emidio Clementi e per sottofondo la musica ossessiva compulsiva della band sono una chicca. Le storie e la musica.

 

La stessa sera LUDOVICO EINAUDI al Festival di Villa Arconti euro 20-25 più prevendita. Così, giusto per volersi e farsi del male.

 

Molto altro da aggiungere. Che non aggiungo. In attesa di appuntamenti da evitare come la peste bubbonica tipo MADONNA o gli U2 o gli OASIS e altre amenità.

 

Segnalo il Milano Jazzin’ Festival con appuntamenti di rilievo. Guardatevi il programma. Se vi va. Solo mi chiedo: cazzo c’entrano quei mortaccioni dei SIMPLE MINDS?!

 

E poi…poi…poi…poi…al Teatro Alla Scala dal 29 giugno al 10 luglio sbarca il PINK FLOYD BALLET euro 7,50-115 con le coreografie di ROLAND PETIT.

Allora: i Pink Floyd non erano dei pirla. Roland Petit l’è minga un pirla. Il corpo di ballo è composto da solisti che non son dei pirla. Indi per cui…però…c’è sempre un però…e ma…c’è sempre anche un ma…per non parlar anzi scriver della folta schiera dei se…cazzo! alla Scala ti può capitare di spendere un cifrone e NON vedere lo spettacolo perché stai messo in un palco con lo sgabello rivolto contro la parete che dà sul retro dello stabile. O che s’offre alla porta dei cessi. E questo vale anche per biglietti da 50-60 euri. Mi chiedo: se mi becco il biglietto da 7,50 euri da dove cazzo NON me lo vedo lo spettacolo? Ho in mente un ampio ventaglio di ipotesi. Che non sventaglio.

 

Vabbè ciao…valà...

 

postato da: gaggio alle ore 13:22 | Permalink | commenti (24)
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22/06/2009

la serratura riconosce solo il mio tocco
al tempo stesso leggero e risoluto
e questa constatazione mi gratifica
come ben poco altro al mondo
come un vestito che mi vuole bene
ombrelli umidicci mi osservano stancamente
accatastati in improbabili anfore
come solo certe cravatte sanno esser improbabili
lì sul pianerottolo ombrelli neri assopiti e pensierosi
forse già si prefigurano il giorno a venire
un ininterrotto dischiudersi per poi richiudersi
come le nubi nel  cielo
come il cielo nel cielo
una lenta processione di formiche
e scarafaggi
e vermi
entrano attraverso un piccolo pertugio che s'apre sotto la porta blindata
quella dell'appartamento dell'ingegner R.
serrato da più di dieci anni
entrano barcollanti e rinsecchiti
e ne fuoriescono grassi e satolli
giusto l'opposto di quanto capitò all'ingegnere
che in quella casa entrò grasso e satollo
e ne uscì smunto e smagrito
un cumulo d'ossa e due occhi grandi
e smarriti
e vacui e assenti
si capiva che non fissava il soffitto
si capiva che rivolgeva l'ultimo sguardo ad una donna
lo si capiva perchè accennava un sorriso
un sorriso amaro
l'amarezza per le cose perdute
quello che poteva essere e non è stato mai
e se lo è stato
lo è stato per un tempo troppo breve
breve ed intenso quanto basta affinchè quell'ultimo sguardo
quell'ultimo sorriso intriso d'amarezza
quell'ultimo pensiero cosciente
giungessero a lei
quella donna
che nessuno ha mai visto
che nessuno ha mai conosciuto
in quel pugno chiuso dal gelido rigore della morte il ricordo di un volto
solo ciò che vale veramente la pena di portarsi appresso nella tomba
un segreto


CHAGALL-Au Dessus de la Villeed entro in casa
a luci spente
son più che sufficienti per abbagliarmi i led del televisore
e del videoregistratore
e dello stereo
e del lettore dvd
e del forno a microonde
e dell'orologio al quarzo...
...ed il display del cellulare che
s'illumina
di tutto fuorchè d'immenso
la TIM che mi esorta a far comunella nella community chat
tutto sorrisi a centodieci bianchissimi denti
e chiome al vento
laddove posso interagire con simpaticissimi nuovi amici
e con essi allegramente confrontarmi nei miei sport preferiti
il mio sport preferito è pestare le merde dei cani
e rovesciare tazzine di caffè sulle camicie
e raccogliere dai marciapiedi mozziconi impregnati di rossetto
meglio se rosso porpora
e mi esalto all'idea di entrare a far parte di una confraternita i cui membri si allenano costantemente e con indicibile impegno al fine di raggiungere i risultati più eclatanti in queste meravigliose discipline agonistiche
fremo cazzo!
e così sbatto il ginocchio contro lo spigolo della cassapanca addormentata lì presso
proprio lì
presso l'ingresso
il potere di accomodamento dei mei occhi non s'è accomodato in tempo
se l'è presa comoda
ed ora mi ritrovo la rotula tumefatta per il troppo chiarore e non certo per l'eccesso d'oscurità
getto noncurante la valigetta alla dove cazzo capita capita
e capita sul bicchiere di bacardi mezzo vuoto
e mezzo pieno
dimenticato là sul tappeto ikea
attende il mio rientro dalla mattina
rimasuglio di una improponibile colazione a base di rhum e grissini inzuppati nella nutella
e sigarette
e palleggi furibondi con la palla in gommapiuma lungo il corridoio
e bestemmie
mi disarticolo sul divano
reduce da un insensato ed irrazionale scorrazzare lungo le strade dell'hinterland
ricettacolo di reietti
il mio humus naturalis
le strade e i reietti
e il buio
ancora nelle narici il sapore dell'asfalto bagnato
ancora sulla faccia le rasoiate di una brezza sempre più fresca
ancora negli occhi il bagliore delle auto che mi vengono incontro
ancora il mio immaginare i volti degli autisti
e le loro possibili mete
e le loro varie ed eventuali vite
chi sei? e dove vai? e soprattutto perchè sei come sei
e perchè vai dove vai? perchè?
mentalmente calcolo il trascorrere del tempo
se non incrocio almeno 10 auto nei prossimi 30 secondi domani sarà un giorno di merda
sono mesi
anni
che mi fermo a 9 auto e due moto
ma ci voglion tre moto per fare un'auto
son le regole del gioco
e se nella vita le regole sono poste ed imposte giusto per NON venir rispettate
altrimenti che cazzo di vita sarebbe?!
una cazzo di vita sarebbe
no...nel gioco no
le regole vanno rispettate
rigorosamente
che altrimenti il gioco diventa come la vita e perde il candore e la spenseriatezza
del gioco
da mesi...da anni
9 auto e due moto e una bicicletta incrociate
manca sempre quel quid
come sostiene il giangi "manca sempre quel 30 per fare 31"
porco cazzo!
e sebben io sia consapevole che la scaramanzia per sua intima natura porti sfiga
ne son certo
davvero domani sarà un giorno di merda
la boccetta del valium mi chiama
mi chiama come si chiama un barboncino
ed io accorro gaudente
proprio come un barboncino che accorre...gaudente
lungo il tragitto che mi separa da quella sorta di magica pozione mi domando il perchè non vado d'accordo col mio colon
alquanto irritabile di questi tempi
e poi
poi
poi mi chiedo
mamma...mamma quando mi mostrerai un sorriso?
un sorriso puro e senza pensieri
un sorriso assoluto
ed assolato
un sorriso che abbia alle sue spalle il Nulla
mamma quando mi mostrerai quel sorriso?
quel sorriso
che io non ho incontrato
mai
postato da: gaggio alle ore 13:26 | Permalink | commenti (39)
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11/06/2009
sin dall'adolescenza beveva come una spugna
litri e litri di vino al giorno
chè così era sicuro di dire sempre la verità
seguiva pedissequamente quel motto latino
ed ascoltava rapito le parole di sua nonna
"nani, ti te sèt un spetacùl, ma me racùmandi, spetacùlariza cun criteri...e...e sopra tùcc fidès minga de chi 'l se fida no di alter" (e soprattutto diffida di chi non si fida degli altri-NdApiT*)
a furia di bere si ritrovò a vent'anni con il fegato spappolato ed il cervello a brandelli
già ai tempi della sua venuta al mondo mostrava qualcosa di strampalato
appena uscito dal ventre materno si manifestò la sua balbuzie incipiente
come solo la calvizie sa esserlo...incipiente
ci impiegò tre mesi a completare il primo vagito dettato dallo spavento  alla vista del mondo e di quel mostro che era l'ostetrica
colei che sapientemente aveva condotto per buona parte in porto il parto
ce ne vollero 5
ma di anni
affinchè classicamente riuscisse a completare il suo primo (e ultimo)  "mamma"
era balbuziente in tutto
anche nei semplici gesti quotidiani
impiegava ore ad ingurgitare un analgesico
pisciava a scatti, a zampilli, a fasi alterne
rateizzava le defecazioni
quando faceva all'ammmore i suoi balbettanti orgasmi potevano durare intere mezze giornate (magari 2 intere mezze giornate)
il che sarebbe da considerarsi un vantaggio non indifferente se non fosse che Lei non poteva mica aspettare tutto quel tempo
si rivestiva, usciva di casa, o da chissà dove si trovavano
e spariva nel nulla
lasciandolo lì a godere di un piacere solitario e non condiviso
di come quando si dedicava ai suoi consueti atti di onanismo allo stato brado
ma ci sono sempre motivi più che validi per abbandonare un'alcova
sopraggiungono sempre cause di forza maggiore
il lavoro, la spesa al supermercato...un altro uomo in un altro letto
ormai in preda all'etilismo cronico ed acuto era assalito da incubi ed aveva incominciato a delirare
e a tremare
era tutto un tic
e a volte anche un tac
lui era tutto un muoversi a scatti brevi e ostinatamente ripetuti
ossessivi e compulsivi
sbatteva le palpebre con una frequenza tale che i suoi occhi grandi non si comprendeva se fossero sempre aperti o sempre chiusi
estendeva e ritraeva a ritmi vertiginosi il dito indice della mano destra
sicchè quando casualmente se ne accorse il gestore di una celebre discoteca della bassa padana che lo incrociò sul lungomare di alassio ecco! che da questo grand'uomo venne ingaggiato per le serate estive all'aperto
il suo compito consisteva nell'appostarsi accanto all'interruttore della luce
spegneva ed accendeva furiosamente
fino alle cinque del mattino
si beccava un "onorario" di ventimila lire
ed il gestore del locale non fu costretto a spendere milioni e milioni per installare l'impianto delle luci psichedeliche
ma durò poco la pacchia
il locale perse il suo appeal in favore di un altro luogo che proponeva altre e più attraenti attrattive
il popolo della notte è molto più nomade di una tribù rom
e non sa resistere a certi richiami
ondeggia come una massa informe da un angolo all'altro del globo
come una perturbazione più o meno atlantica
si ritrovò a tirare a campare di espedienti
per molto tempo scomparve alla vista di tutti
l'ultima volta fu notato mentre passeggiava nel parco
da solo e con un libercolo sottobraccio
stava salutando un cane randagio che transitava fra le aiuole
balbettava come sempre ed il cane perì di vecchiaia prima ancora che lui facesse in tempo a terminare quel suo " c..c...c...ciao f...f...f...fufy!"
scomparve di nuovo per un periodo che ai più sembrò interminabile
lo pare e lo è
interminale
a volte
un periodo
anche se dura un millisecondo
lo ritrovò la madre
steso lungo il pavimento di casa sua
magrissimo e deperito come non lo era mai stato
ancora balbettava
balbettava il suo ultimo rantolo di vita
un ultimo rantolo che durò una vita
poi se ne andò salutando tutti con un solenne
"NON MI AVRETE MAI CAZZO FIGA!"
proferito tutto d'un fiato
senza esitazioni e tentennamenti
come mai gli era riuscito
come mai gli era uscito



e questa notte
passeggiavo
per le via della città
un gatto nero
mi ha attraversato
la strada
la strada ed i pensieri
proprio lì davanti
a tre metri da me
non mi son fermato
non ho girato i tacchi
ho sfidato
la mia proverbiale
scaramanzia
ho levato gli occhi
verso il cielo
un cielo torbido
nella sua limpidezza
ho osservato la luna
luna piena di vuoto
e son passato oltre

niente potrà essere
come è stato prima

se lo è stato
postato da: gaggio alle ore 16:09 | Permalink | commenti (42)
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04/06/2009
il lettore dvd
trasudava
sudore e sangue
ed io con lui
sullo schermo
melinda
nervosamente
tentava di accendersi
l'ennesima sigaretta
ed allora
ho compreso tutto
ho compreso
ciò che v'era
da comprendere
mi sono alzato
un fulmineo scatto
per spegnere
l'estenuato ventilatore
e la sigaretta
di melinda
finalmente
prendeva vita
mi sono rituffato
sul divano
ad assaporare
la piacevole sensazione
dei miei coglioni
che galleggiavan
negli slip
e poi in sequenza
mi son sparato
"appaloosa"
ed "il cattivo tenente"
così giusto per
non saper
nè leggere
nè scrivere
così giusto per
ferire a morte
questa notte
stralunata notte!
così giusto per
offrire un pasto
magari caldo
magari freddo
magari tiepido
all'insopprimibile
misoginia
che di me
si prende
e in me
rapprende
postato da: gaggio alle ore 03:54 | Permalink | commenti (31)
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29/05/2009
HARRY GRUYAERT
L’estate sta finendo
ed io
Verso il mezzodì di ieri
Mi son ritrovato
Ad una pompa
Di benzina
Una di quelle pompe
di benzina
Che eroga anche
il gasolio
Una di quelle pompe che
Non c’ha proprio voglia
di lavorare
E ti tocca
scendere dalla macchina
Mentre fuori
L’estate che
sta per terminare
Lascia il passo
al Generale inverno
Ti tocca scendere
aprire il tappo
Inserire le banconote
Che sono note
a tutti
A me meno
molto meno
A dire anzi scrivere
il vero
Essendo che
Non è che me ne passino
molte
Fra le mani
E di conseguenza
sotto gli occhi
Ma questa
è un’altra storia
Una di quelle storie
Dolorose
Che non si vorrebbero
mai
raccontare
E che si finisce
prima o poi
per narrarle
Sin nei minimi
particolari
Come fosse
una esigenza
liberatoria
Quella di raccontare
le storie
E ci s’accorge che
quelle storie
che si raccontano
Poi
Dopo aver vagato
nell’aere
Magari fischiettando
Ed osservando
il panorama
Della nuova forma
di libertà acquisita
Quelle storie
Si ammassano
alle spalle del narratore
E lo assalgono
Di sorpresa
E gli stringono
il collo sino a
farlo soffocare
Il narratore
Dicevo anzi scrivevo
Che me ne stavo
bello tranzillo
Bello tranzollo
A rifornire
La Mimì
Operazione portata a termine
Con successo
Fatto strano
considerando
Che le pompe
di benzina
E di gasolio
Pare
E sottolineo pare
Abbiano tutte
un conto
in sospeso
Col sottoscritto
Una fottutissima
questione
di regolamento
di conti
Ed accade sovente
Se non sempre
Che mi ciulino
almeno 10 euri
a botta
Nel frattempo
mi congratulo
con coloro che
Son riusciti
a leggere
INTERAMENTE
E non una riga
E tutte le altre
no
Questa mia
estenuante premessa
Mi congratulo
sino ad un certo punto
chè non intendo essere
per nulla
accondiscendente
né accomodante
nè tantomeno
e tantopiù
comprensivo
con coloro i quali
mi rimproverano
e perdonate
questa insopportabile
colata
di autoreferenzialità
del tutto
non richiesta
dicevo anzi scrivevo
che non intendo essere
comprensivo
con coloro
che magari
hanno la sfrontatezza
di riferirmi che
hanno appena letto
anche solo
mezza pagina
di un Baricco
qualsiasi
è proprio vero
in questo periodo
non riesco a sottrarmi
a questa ondata
di avversione
per Baricco
d’altronde
la mia esistenza
prosegue
ad ondate
avversioni
ed entusiasmi che
si fronteggiano
e si accavallano
e si mescolano
e per una mera
questione
matematica
dovrebbe accadere che
dopo una indigestione
di qualcosa
o qualcuno
dovrebbe accadere che
ad un entusiasmo
si contrapponga
un’avversione
come quando
mi capita
di mangiare
per tre mesi
di fila
le carote
come contorno
e quando anche
il mio pene
m’accorgo che
prende le forme
di una carota
il che poi
nel mio caso
non sarebbe neppure
un evento
da disprezzare
che io mangio carote
di una certa
consistenza
ed un certo
diametro
ed una certa
lunghezza
allora capita
e avviene
e succede
ed accade che
dopo tre mesi
all’entusiasmo
si contrappone
l’esatto opposto
l’entusiasmo
per la carota
annullato dall’avversione
per la medesima
e quindi
per una mera questione
matematica
entusiasmi
ed avversioni
si dovrebbero
elidere
gli uni e le altre
ma questa
è una questione
che lascio
agli esperti
di scienze
matematiche
appunto
solo questo
mi sento
di aggiungere
che
nel mio caso
non si sa
come
non si sa
perché
e qui mento
agli altri
e a me stesso
che il come
ed il perché
in realtà
li conosco
perfettamente
nel mio caso
succede
accade
avviene
capita
che le avversioni
siano
in soprannumero
rispetto
agli entusiasmi
e di gran lunga
fenomeno incomprensibile
per i motivi
di cui sopra
che non si può
essere avversi
a ciò che
prima
non s’è coltivato
con un certo
entusiasmo
si può essere
avversi
solo nei confronti
di ciò che
si conosce
non comprendo chi
si dice
avverso
alla pesca
d’altura
non avendo
mai
coltivato
le pesche
in altura
e ad un certo
punto
mentre stavo
richiudendo
il tappo
della benzina
e riponendo
la pompa nell’apposito
interstizio
ecco che
sopraggiunge
una Citroen
C3
amaranto
lustra
come solo certe Citroen
amaranto
sanno essere
soprattutto quando
alla guida
ci sta la meglio
figa
se non proprio
dell’universo
almeno di quella parte
dell’universo che
io conosco
che io
frequento
o meglio che
ho frequentato
verso il mezzodì
di ieri
e l’universo odierno
è già un universo
diverso
il che conferma
la teoria
della continua
mutabilità
del medesimo
ma questa
è una questione che
lascio ai fisici
quantistici
e mica tanto quantistici
che io
della fisica
quantistica
non so nulla
e questo è quanto
e la meglio
figa
dell’universo
di ieri
scende
dalla sua autovettura
come fosse
la Grace
la Kelly
quando scendeva
dalla autovetture
dalle autovetture e non
dalle scarpate
sia chiaro
ed io
di soppiatto
la osservo
mica tanto
di soppiatto
e poi
mi osservo
e mi considero
mi considero
e diciamolo!
Anzi scriviamolo!
Mi considero
Un emerito
pirla!
Che con tutti i giorni
Che si susseguono
nella vita-non vita
di un uomo
Proprio ieri
Doveva essere
uno di quei giorni
In cui
il cappotto
di pelle nera
È più bianco
che nero
Bianco
di dentifricio
Il cappellino
È quello
di un folle sfollato
Con tutto il rispetto
per i folli
E per gli sfollati
Uno di quei giorni in cui
La suola
delle scarpe
Ondeggia
dando l’impressione
Di rifilarti
‘na sola
Lasciandoti lì
in quello spiazzo
a spolverare
L’asfalto
Col calzino
E quindi con la cute
della pianta del piede
Che c’è sempre
un calzino bucato
E quel calzino è
Sempre
Il mio
Cazzo!
Uno di quei giorni in cui
In un impeto
di insano
fancazzismo
Insano
non in sé
Non in senso assoluto
Che il fancazzismo
È una suprema
virtù
Insano
considerando
Che a volte
Sarebbe d’uopo
Vincerlo
Combatterlo
Il fancazzismo
Così
Giusto per fare
qualcosa
Per non dargli
troppe
soddisfazioni
Giusto per fargli
comprendere che
Prima
Prima
Si viene noi
Che si ha voglia
di NON fare
un cazzo
E poi
Dopo
Poi dopo
Viene
il fancazzismo
Giusto per ristabilire
le gerarchie
Giusto per il rispetto
delle priorità
Di quella priorità
Che è mancare
di rispetto
Alle gerarchie
Il che sembrerebbe
contraddittorio
Ma non lo è
affatto
Almeno a me pare
Ma potrei
contraddirmi
Se mi paresse
Dicevo che
ieri
è stato
uno di quei giorni in cui
un insano fancazzismo
Insano perché non esiste
Che alla pompa
della benzina
Nel giorno in cui
sbarca
La meglio figa
dell’universo
Tu
Tu
Io
Non mi sia
raso
A dovere
A potere
A volere
La barba
Cazzo!
Tanto da sembrare
un folle
sfollato
Uno di quei folli che
camminano
per la strada
Parlando e sparlando
fra sé e sé
Proprio così
dovevo apparirle
Alla meglio figa
Del mio universo
di ieri
Mentre
Tra me e me
Sussurravo
“ammazza che bonazza!”
tanto che
non solo apparivo
io ero
lo ero
un folle
che parlava
e sparlava
tra sé e sé
e come tutti
i folli che
si rispettino
il che è
una contraddizione
in termini
in quanto i folli
non li rispetta
nessuno
ahimè
ahinoi
ahivoi
ahiloro
soprattutto
ahiloro!
Come tutti i folli che
si rispettino
Non mi è sfuggito
nulla
Che il folle
Fa ballare
l’occhio
Come nessun altro
E percepisce
La realtà
Come nessun altro
E la comprende
la realtà
Come nessun altro
E forse
la ama
La realtà
Come nessun altro
La ama
E poi
la odia
La odia
In quanto l’ha prima
così tanto amata
La realtà
E se ne tira
fuori
Dalla realtà
E tutti
a prenderlo
per il culo
il folle
Tutti lì
a urlare
“Ma quello è proprio
fuori!”
Tutti a pensare
di essere
dentro
Alla realtà
Tutti a credere
di sapere
tutto
della realtà
Ed invece
non si sa
una gran vacca
di niente
Che se si sapesse
veramente
qualcosa della realtà
Si starebbe
come i folli
Che l’hanno amata
e poi odiata
La realtà
Si starebbe
Come fuori
laggiù
In un altro luogo
Non so se
più ameno
Non so
Se
Al contrario
sia invece
ostile ed avverso
So solo che
vorrei conoscerlo
Visitarlo
quel luogo
Vorrei salire
sulla nave dei folli
E navigare
in quel mare
aperto
Barba lunga
E sorriso
Forse ebete
Forse no
Certamente inebetito
Inebetito
Dalla presumibile
vastità
E imperiosità
Di luoghi
E mari
E coste
Che noi
Non si riesce
a vedere
Noi così
impregnati
Di realtà
Noi così
Abbarbicati
alla realtà
Noi così
Avidi
di realtà
Noi così
Innamorati
di realtà
Noi così
schiavi
della realtà
Follemente schiavi
Follemente
Tanto follemente
Che i veri folli
siamo noi
E si scopre che
il sorriso
ebete
dei folli
È ebete
Per un semplice motivo
È ebete
Perché inebetisce
il considerare
Che vi possa essere
qualcuno
Dotato
Di un minimo
Senso
Anche estetico
Anche sensoriale
Appunto
Anche dell’umorismo
Anche il sesto
e settimo
e ottavo senso
Perché inebetisce
il considerare
Che vi possa essere
qualcuno
Così avidamente
Avido
Di realtà
Compreso il concetto
O debbo produrmi
in un bel disegnino
Amorevolmente
prodotto
dai miei bei ditini
Delle mie belle manine?
E dicevo
anzi scrivevo
Che come un folle
Qualsiasi
Ho fatto ballare
l’occhio
ed ho percepito
Che la meglio
figa
del mio universo
di ieri
Era in palla
E mi sono
mollemente
Accostato
Mollemente
Perché ieri
Ce le avevo proprio
Molli
Le gambe
E le ho chiesto se
per puro caso
Per
puro
caso
non avesse bisogno
d’aiuto
che io
e le pompe
di benzina
e gasolio
siamo come
culo e camicia
nella speranza che
quel caso
non fosse
puro
nella speranza che
fosse un caso
per nulla
casuale
nella speranza che
il caso
impuro
potesse trasformarsi
di lì a breve
in un atto
impuro
ed il caso
per una volta
eccheccazzo!
M’è venuto
incontro
Sotto forma
della meglio
figa
del mio universo
di ieri
Così speranzosa
Così bisognosa
Del mio amorevole
aiuto
E fu così
Così
È stato
che
al termine
delle operazioni
Anche queste
portate
A termine
Appunto
Con successo
Sì che quasi
come un palloncino
Ad elio
bello gonfio
E tronfio
Quasi
non mi ritrovo
A tirare
capocciate
ai fili
dell’alta
tensione
Fu così
Così
È stato
Che lei
mi ha chiesto se
poteva offrirmi
un caffè
Ed io
“certo che puoi!”
In lei
s’è incarnato
il volere-potere
Purtroppo
E qui
il “purtroppo”
lo debbo
sottolineare
Con una matita
Del diametro di una
quercia
millenaria
Purtroppo
Io
In quel momento
non ero
in sintonia
Non ero
sulla stessa lunghezza
d’onda
Anche se
mi sarei
molto volentieri
lasciato trasportare
dalla corrente
E insieme
annegare
E insieme
approdare
in un qualsiasi
luogo
Anche fosse
la più fetente
discarica
dell’universo
Il mio universo
di ieri
Purtroppo
Io non ero
Contemporaneamente
L’incarnazione
del volere-potere
Io ero
stramaledettamente
la plastica sintesi
del volere
E di brutto!
Volere
ma non potere
E fu così
È stato così
Che ho dovuto
proferire
le parole più
Incomprensibili
alle mie orecchie
Che potessi proferire
Ieri
In quel momento
in quel mio universo
Accanto alla meglio
figa
dell’universo
Di ieri
E fu così
È stato così
Che mi toccò
di dire
“mi spiace
sarà per
la prossima volta…
…che adesso c’ho da correre…
…che sono troppo in ritardo…
…che mi si scuoce la pasta…
…che il mio Amore
si potrebbe
preoccupare
(quest’ultima frase
è ovvio
non l’ho detta…
…che sarebbe come
tirarsi
una bella zappata
sui coglioni
sparare una frase
del genere
in simili frangenti)…
…che il mio Amore
si potrebbe
incazzare”
e fu così
è stato così
che ho dato
addio
alla meglio
figa
del mio universo
di ieri
sapendo
bene
che
essendo
di ieri
è assolutamente
impossibile
che sia
la meglio
figa
dell’universo
di oggi
ed ecco che
seppure con notevole
ritardo
mi son presentato
al cospetto
del mio
Amore
e della di lei
pasta
scotta
e del di lei
grugno
e del di lei
mattarello
pronto all’uso
e il mio Amore
 mi ha inondato
“Ma cazzo!
Almeno avvisami
che se non arrivi
alla una e mezza
almeno arrivi alla una e 35
se non alla una e 35
almeno all’una e 40
se non proprio all’una e 40
almeno all’una e 45
se non all’una e 45
avvisami
che arrivi almeno all’una e 50
se non proprio all’una e 50
almeno all’una e 55…
…se non proprio alle tre e 20
almeno alle tre e 25
se non alle tre e 25
avvisami che arrivi almeno
per le tre e 30”
“Ma cazzo!
Amore
ma sono le tre e 30!
E allora perché
tanta cagnara?!”
E mentre
questa torrida
estate sta finendo
Io
Mi ritrovo
a pensare
Al negozio che
mi andrebbe
di aprire
Mi ritrovo
a pensare che
vorrei totalmente
cambiare vita
Vorrei aprire
bottega
Mettermi
in proprio
E’ una sorta
di pensiero
fisso
Come
il suicidio
Ma questa è
un’altra storia
Mi ritrovo
a pensare che
non è tanto
importante
Il tipo
di negozio
Da aprire
Ma dove
aprirlo
In prossimità
Di quale altro
negozio
Che aprire
un negozio
Che vende
a 30 centesimi
di euro
Belle fighe
E bei
figaccioni
Nel posto
sbagliato
Si rischia
il fallimento
Dopo mezz’ora
dall’inaugurazione
Che
le belle fighe
E i bei figaccioni
Ormai
Si trovano
aggratis
Soprattutto in prossimità
delle pompe
di benzina
e gasolio
Meglio aprire
una bottega che
elargisce
spinterogeni e
guarnizioni degli spinterogeni
Accanto
ad un tabaccaio
Che c’ha pure
articoli
da regalo
E la ricevitoria
del lotto
E di fianco a
un panettiere
Che sei sicuro
Prima o poi
A qualcuno
Lo spinterogeno
e la sua bella guarnizione
Gli si fondono
E si può tirare
a campare
Tirare
a campare
Col mio compare
tirare a campare
A Campari
Col bianco
Che in fondo è
tutto quello che
desidero
dalla vita
Da questa
sporca vita che
non ha mai
pietà
e non è mai
finita
E poi vorrei
Io vorrei
Rivederti
tutte le sere
Magari questa sera
no
Però in generale…
…sì
Lo vorrei
forse
E vorrei
una discoteca labirinto
bianca
senza luci colorate
Grande
un centinaio di chilometri
Dalla quale non si possa
uscire
MAI!
E in questo delirio
luminoso
In cui io non so
se sono
il paesaggio
che attraverso
O il viaggio
che vi compio
In questo delirio
luminoso
mi scopro
ad ascoltare
i  Rumori
lievi
Che questa stanza
produce
Il ronzio
della ventola
Lieve
Il ronzio
Del frigorifero
Lieve
Il ticchettio
Dell’orologio
Lieve
Il mio respiro
lieve
Troppo lieve
Lo sfogliare delle pagine
del libro che
sto leggendo
Lieve
Insomma
un casino della madonna!
Eh sì perché
sto scrivendo e
contemporaneamente
leggendo
Caso strano
Come sostiene
una mia amica
Sostiene lei che
ciò che differenzia
il maschio
dalla femmina
È proprio
la capacità
di compiere due gesti
Contemporaneamente
Sostiene che
la femmina è
in grado
di stirare
e insieme
allattare
e insieme
cucinare
e insieme
Riassettare
Il maschio
Lei sostiene
No
È impensabile
Il maschio
Una cosa
sta facendo
E solo quella
Riesce a fare
E mentre me lo dice
io la osservo
E’ bellissima
La osservo e
contemporaneamente
mi sparo
una sega
Da quanto
è bella
Osservo e
mi masturbo
Due cose
contemporaneamente
E queste mie
argomentazioni
la lasciano
a bocca aperta
E intanto
rido
Tre cose
contemporaneamente
E bevo
4
e fumo
5
e godo
6
e batto il mio record
7!!!
Scrivo e intanto
leggo
queste parole
Saramago scrive:
“Tertuliano Maximo Afonso pagò,disse buonasera a domani e uscì. Chi ti ha messo il nome di Tertuliano sapeva quello che faceva, bofonchiò fra i denti il venditore frustrato.
Per il relatore, o narratore, nella più che probabile ipotesi che si preferisca una figura gratificata col sigillo dell’approvazione accademica, la cosa più facile, giunti a questo punto, sarebbe scrivere che il percorso del professore di storia attraverso la città, fino all’entrata a casa, non ebbe storia. Come una macchina per manipolare il tempo, principalmente nel caso in cui lo scrupolo professionale non abbia permesso l’invenzione di una rissa di strada o di un incidente di traffico con l’unica finalità di colmare i vuoti dell’intreccio, quelle tre parole, Non Ebbe Storia, s’impiegano quando c’è urgenza di passare all’episodio seguente o quando, per esempio,
non si sa molto bene cosa fare con i pensieri che il personaggio sta sviluppando per proprio conto, soprattutto se non hanno alcun rapporto con le circostanze esistenziali nel cui quadro presumibilmente si determina e agisce. Orbene, era proprio questa la situazione in cui si trovava il professore e novello amatore di video in vhs Tertuliano Maximo Afonso mentre guidava la sua auto. E’ vero che pensava, e molto, e con intensità, ma i suoi pensieri erano talmente estranei a quel che aveva vissuto nelle ultime ventiquattr’ore che, se avessimo deciso di prenderli in considerazione e li avessimo trasposti in questo racconto, la storia che ci eravamo proposti di narrare avrebbe dovuto essere inevitabilmente sostituita da un’altra. Certo poteva valerne la pena, o meglio, visto che conosciamo tutto sui pensieri di Tertuliano Maximo Afonso, sappiamo che ne sarebbe valsa la pena, ma questo sarebbe accettare come vani e nulli i duri sforzi compiuti finora, queste quaranta e passa pagine compatte e laboriose
già trascorse, e tornare all’inizio, a quell’ironico e insolente primo foglio, sprecando tutto un onesto lavoro realizzato per assumere i rischi di un’avventura, non solo nuova e differente, ma anche altamente pericolosa, che, non abbiamo dubbi, a tanto i pensieri di Tertuliano Maximo Afonso ci trascinerebbero.
Teniamoci dunque il passerotto che abbiamo in mano invece della delusione di vederne due che volano via”
Come le scrive
Quello
Il Saramago
certe cose
Non le sa scrivere
nessuno
Ed ecco che
il personaggio
di un racconto
potrebbe benissimo
prendere
assumere
vita propria
e sganciarsi
dai proponimenti
del suo inventore
affrancarsi
e gettarsi
nella mischia
fra i meandri
dell’immaginazione
del lettore
fra chissà
quali altri lidi
come quella volta che
scrissi
un breve racconto
per il giornalino
del liceo
e scrissi
di un mio coetaneo
frutto
della mia fantasia
scrissi
delle sue avventure
nel mondo
le sue peregrinazioni
nell’universo
scrissi delle sue
aspirazioni
dei suoi entusiasmi
dei suoi progetti
dei suoi aneliti
scrissi
di quel personaggio
e me lo ritrovai
di lì a poco
quasi al fianco
mi soffiò
la ragazza
di sotto il naso
e anni più tardi
mi soffiò il posto
di assistente
al policlinico
e anni più tardi
mi ritrovo
ad odiarlo
con tutte le mie forze
con tutto l’odio
che mi rimane
nel cuore
e nella mente
e nell’anima
assai poco
a dire
anzi scrivere
il vero
che non mi sento
più
d’odiare
avendo
finito
d’amare
forse
su questo punto
ho le idee
confuse
poche idee
ma confuse
molto confuse
troppo confuse
tanto che
il concetto
il pensiero
si nutre della stessa
confusione
in cui
si espande
e quello che
vuole esprimere
con sì forte
convinzione
in realtà
nella confusione
generale
è esattamente
l’opposto
compreso il concetto
o debbo fare un bel
disegnino
coi miei bei ditini
 attaccati
alle mie belle
manine?
E mi sorprendo
mentre scrivo
e leggo
E penso
forse penso
Mentre scrivo e leggo
Mi sorprendo
ad immaginarmi
quale possa essere
la mejo figa
dell’universo
di oggi
E già ce l’ho
stampata
in mente
a forti e chiare
lettere
La sua immagine
Anche quella
non solo le lettere
Forse d’amore
Forse d’addio
Forse un arrivederci
Forse
E mi lascio
trasportare
da questo pensiero
E penso anche
all’ultima volta che
ho sentito
queste parole
“Dio è padre
e buono
e misericordioso
e caritatevole
e tutti accoglie
fra le sue braccia
i buoni e i cattivi
i savi e i peccatori
i belli e i brutti”
Sono parole che
riecheggiano sovente
sempre
Fra le fauci
dei maestri del culto
I Grandi maestri
di quella Grande Loggia
Che è
Nostra Madre Chiesa
Ed ascolto
il Santo padre
La nostra
guida spirituale
La massima autorità
morale
Su questo cazzo
di mondo
Sento
Che Lui
Ci dice che
non c’è posto
per seminaristi
dichiaratamente omosessuali
Nei nostri
splendidi seminari.
Lui dice che
in seminario
Deve vigere
Il silenzio
La preghiera
Il timor di Dio
Lo studio
La meditazione
Mi ricordo
Sì io mi ricordo
Di quando visitai
il seminario di Venegono
Silenzio
Preghiera
Timor di Dio
Studio
Meditazione
Eppure nell’aria
Io ho colto
Chiaro e tondo
Un frastuono
Assordante
Il frastuono
dei pensieri
I più puri
I più impuri
Erano i pensieri
di giovani uomini
I pensieri
degli uomini
Di tutti
gli uomini
Degli uomini
e delle donne
Credo che anche
le donne
abbiano
certi pensieri
Ho sentito
il frastuono
assordante
della vera vita
E dei pensieri
sulla vita
Della vita
Nella vita
Di uomini
E donne
Pensieri che
Lui
Non l’Altissimo
No
Lui
Il Bassissimo
Non ascolterà
mai
Perché non vuole
ascoltare
Lui
La massima autorità
religiosa
Su questo cazzo
di mondo
Non ascolterà
mai
la voce
della Vita
Non ascolterà
mai la voce
di Don Carlo
Non ascolterà
mai
il suo silenzio
Le sue preghiere
Il suo timor di Dio
Lo studio
La devozione
Il sacrificio
E don Carlo continua
Nel suo percorso
Di grande uomo
Di grande sacerdote
Grande uomo
prima ancora che
grande sacerdote
Il percorso
della sua vita
Di uomo e sacerdote
Omosessuale
La sua vita
Che Lui
Il bassissimo
Considera
Merda
E un certo spirto
Guerrier
Entro
Mi rugge
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26/05/2009
DSCN1542- face off
io sono ciò che sono
io sono anche il luogo in cui mi trovo
io sono questa stanza con le tapparelle abbassate
io sono questa stanza coi quadri attaccati di sghembo
io sono questa stanza con le gocce di sudore salato che sedimentano sul pavimento in marmo
io sono questo smunto divano in cuoio
con la sagoma del mio corpo stampata sopra
come una sacra sindone
io sono questo corridoio invaso da riviste accatastate alla rinfusa
io sono quelle riviste colle pagine strappate che non leggerò mai
io sono questo terrazzo col suo strato di foglie ingiallite e secche
io sono questa fioriera di piante appassite
io sono l'abitacolo della mia mimì
io sono questi tappetini lerci di fango e di cenere e di bestemmie vane
io sono questi sedili bruciacchiati da lapislazzuli di sigarette fumate male e controvoglia
io sono questo volante che va per i fatti suoi
io sono questa via del centro
io sono questa strada coi suoi portici ricoperti di volantini con le roboanti offerte di questo e quell'altro ipermercato
io sono questo marciapiede infestato di mozziconi di sigarette macchiati di rossetto
io sono l'acqua di questo mare cristallino di un mare che qui non c'è
io sono questa montagna innevata di una neve che si è da tempo sciolta
io sono questo fiume che scorre lento e stanco
io sono questo fiume infestato e offeso
io sono questo fiume che infesta e offende
io sono questo cielo mezzo bianco e mezzo nero
io sono questo sgabello di plastica verde
io sono questa tastiera impolverata
io sono questo monitor impiastricciato di cadaveri di zanzare e chiazze di catarro
io sono quello che vedo scritto
io sono questo computer sempre più lento a muoversi
io sono questo hard disk arruginito da files temporanei e inutili e canzoni da non ascoltare più e fotografie da gettare nel cestino
io sono questo computer e la sua freccina e la sua clessidra
e la sua manina
la sua manina che mi saluta
io sono questo computer che mi dice a voce bassa
...che mi dice "addio"
postato da: gaggio alle ore 12:29 | Permalink | commenti (18)
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19/05/2009
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in effetti sì, mi interesso anche un pò di pittura, insomma spazio dal caravaggio alle avanguardie russe e ci piazzo qualche capatina anche agli artisti contemporanei ed ultracontemporanei tanto che mi piace un pittore che si chiama max von raschenbaucher, un pittore talmente ultracontemporaneo che non è ancora nato ma che già so mi piacerà una cifra...e poi sì, in effetti, non disdegno di recarmi a qualche mostra, ad esempio in questo periodo a milano c'è monet, magari ci andrò, anche se io non ho mai sbavato per monet, ci vado così giusto per non trascorrere la solita domenica a guardarmi in tivvù pippo baudo che si intervista da solo su quanto fulgida è stata la sua carriera e che poi presenta il nuovo film italiano che sicuramente è un capolavoro visto che si rifà a dino risi, basta quello per farne un capolavoro...di un film italiano intendo, anche se è di neri parenti con boldi come protagonista assoluto, essì mi interesso in effetti anche un pochetto di cinema, da semplice fruitore s'intende, e non da intenditorone della madonna che quando esce dalla sala inizia con il consueto pippone sui simboli e simbolismi e sui riferimenti al surrealismo e sulle metafore e sulla scelta ponderatissima ed azzeccatissima dei piani americani, che io non ci capisco nulla di queste cose, però in effetti sì, mi piace il cinema cosìddetto di qualità, molto così-detto, chè la qualità è una categoria dell'anima mica una legge matematica, e poi un pò mi interesso anche di architettura e di urbanistica, così giusto quanto basta per riconoscere magari che una chiesa è in perfetto stile romanico-lombardo e quell'altra è gotica una cifra, e poi mi interesso un tantino di design, ma appena appena, mica sono un espertone, e poi sì mi piace anche la musica, ma non tutta la musica, mi piace la musica che mi piace, che ne so?, ad esempio mi piace rachmaninoff e mi piacciono i primi talking heads, sono solo due esempi, e sì, in effetti, mi piace anche il tango, quello vero, magari astor piazzolla, un pò meno i gotan project, e sì poi mi va anche di andare a ballare, di tanto in tanto, anche se non sbavo più come una volta per il ballo, non tanto per il fatto che non mi aggradi più ballare, c'è che in certi luoghi non mi sento a mio agio, mi prende l'ansia, solo questo e poi adoro...adorooooo andare in giro per negozi nelle vie del centro il sabato pomeriggio a fare shopping, figurati che adoro anche fare la spesa alimentare nei supermercati e poi mi piace leggere, sì in effetti mi interesso vagamente di letteratura, ad un genere in particolare preferico un romanziere...in particolare...cioè voglio dire che non è importante cosa si scrive ma come lo si scrive, ma questa è una cosa mia, mica voglio farne una legge di natura e poi poi poi sì, devo ammettere che mi interesso un pochetto all'attualità sociale e politica anche se non sono più impegnato attivamente come un tempo e sai, sai che so anche stirare? magari non le camicie, quelle le lascio a mia madre, ma tutto il resto lo stiro da me, e poi cucino, niente di elaborato s'intende, solo lo stretto necessario per non morire defedato dalla fame e poi poi poi lavo i pavimenti e passo lo straccio della polvere e visto che sono in tema di polvere non disdegno anche la psicanalisi e tutte quelle cose, quei bei dettami e quelle belle ricette per la felicità che essa ci propugna e poi poi poi mi piace fare le passeggiate in alta montagna e pure fare la lucertola sulla spiaggia e poi mi piace viaggiare, soprattutto con la mente e la fantasia, che ahimè non posso permettermi di fare viaggi transcontinentali per tutta una serie di motivi e poi poi poi mi piace uscire con gli amici e poi andare in qualche bella trattoria alla buona magari a mangiare il pesce o la polenta con lo spezzatino e poi poi...insomma mi sembra di essere abbastanza eclettico, abbastanza quanto basta intendo, essì che ho tralasciato un bel pò di cosette...però...però...però...scusami un attimo...non è che se ti espongo il desiderio di andare allo stadio a vedere l'inter e poi in piazza duomo a fare il pirla per festeggiare lo scudetto appena stravinto con la sciarpa e la bandiera ed il berrettino nerazzurri e pure la trombetta...insomma non è che per questo mi devi rinfacciare che sono il solito maschio italiano tutto e solo pallone e figa...che cazzo! mavaffanculo allora chemminchia! anzi ti preannuncio già da ora che a breve inizierà il roland garros e poi wimbledon e le finali del campionato nba...quindi se ti va di fare un giro alla domenica pomeriggio, mano nella mano, magari al lago, magari mangiando il classico gelato artigianale, a guardare le anatrelle e a farti trasportare sul pedalò che è così bello al calar del sole il lago...sul pedalò...beh ti preannuncio sin da ora che quella mano in cui metterai la tua di mano, quella mano non sarà di certo la mia eccheccazzo! anzi sai che faccio? mi prenoto già la tessera per il secondo anello per il prossimo campionato...che "i ragazzi" mica li si può lasciare soli...che cazzo! ma pensa te diocristo! io al lago alla domenica?! ma non si può sentire cazzo! giangi! stasera al bar ok? che c'è lo spareggio juvestabia-acireale per venire su dalla serie c4 alla c3 ok? deve esere una figata!...deve essere...
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05/05/2009
i pugni in tasca
Certo ci vuole
una gran passione.
E una dose massiccia
di pazienza.
E concentrazione. 
E prontezza.
Appostato per ore
ed ore,
interminabili ore,
nascosto fra i cespugli.
Con la sola compagnia
di un Beretta
semiautomatico.
Aspettando che
i compagni di battuta,
i battitori appunto,
avanzino inesorabili
fra le sterpaglie.
E le rocce granitiche.
Nell'attesa che
il cinghiale
si presenti alla vista.
Braccato dai cani
e dagli uomini.
Passione
e pazienza
e concentrazione
e prontezza.
E una buona mira.
Naturalmente.
Strategie di caccia 
antiche
come la caccia.
Antiche quanto l'uomo.
Quindi.
E se non proprio
così antiche,
antiche almeno
quanto il fucile.
Strategie antiche
e collaudate.
Eppure occorre
sempre
fare i conti
con l'imponderabile.
Occorre a volte
ponderare
la disperazione
di un animale
che si vede perduto.
Accerchiato ed inerme
nel mezzo
di una radura.
E la disperazione aguzza
l'ingegno.
A volte.
Raramente
a dire il vero.
Che la disperazione
obnubila
e oscura
e mette a tacere.
Seppur induca
ad urlare.
Ma le grida
dei disperati
si perdono.
Inascoltate.
E rimbomba
il silenzio.
Il più delle volte.
Quasi sempre.
Se non sempre.
Questa volta
si levano
in cielo
urla
di disperazione.
Non i grugniti
di un cinghiale
colpito
a morte.
Questa volta.
Le grida di Davide.
L'arteria femorale
recisa
da un bossolo.
Un'emorragia.
Inarrestabile.
E Giovanni vede
andarsene così
l'amico
d'infanzia.
Fra le braccia.
Quelle braccia che
pochi attimi prima
imbracciavano
quella maledetta
doppietta.
Solo un tragico errore.
Solo.
Tragico.
Un errore.
*************************
Al funerale
c'erano tutti.
Tutti i paesani.
Tutti.
Dalle campagne
e dagli stazzi.
Sgomenti.
Tutti.
*************************
Giovanni è caduto
nel baratro
di una profonda
depressione.
Come ben
si può immaginare.
Ancor di più
suo fratello.
Sesto.
Sesto di dieci
fratelli e sorelle.
Sesto che è stato ritrovato
qualche giorno dopo.
Appeso
a una quercia.
Sopraffatto
dal dolore 
e dal senso di una colpa
non sua.
*************************
Nelle stesse ore,
negli stessi giorni,
in un paese
non lontano,
s'è scatenata
una furibonda faida.
La solita storia.
Forse uno sgarro.
Forse un'offesa.
Forse un furto
di bestiame.
Un paio di morti.
Ammazzati.
Poco più
che ragazzi.
*************************
E così è stato.
E sempre sarà.
Forse.
Coloro che erano
uniti
dall'amore
si son trovati
divisi
dalla morte.
Coloro che erano
divisi
dall'odio
si son ritrovati
uniti
nella morte.
*************************

erano anni ormai
forse una vita intera
che parlava da solo
una lingua del tutto particolare
una lingua tutta sua
non certo unica nella sintassi e nella grammatica
ma sconosciuta ai più
se non proprio a tutti
anzi certamente sconosciuta a tutti
quando si trattava di considerare l'agglomerato delle sue parole
quando da quel guazzabuglio di termini
si doveva trarne un significato
un senso che fosse più o meno compiuto
anche solo parzialmente comprensibile per i suoi eventuali interlocutori
non era possibile venirne a capo di nulla
che la totale
e fors'anche la più parziale comprensione
questo è saputo e risaputo
non è altro che una chimerica illusione
un'utopia come l'anarchia
e non era nemmeno più convinto che in qualche modo e modo e anche maniera
in qualche misura
la comprensione andasse necessariamente ricercata
al contrario
col tempo che inesorabile transitava sopra la sua testa
egli andava sempre più consolidando nella sua mente
l'idea
probabilmente infondata come la maggior parte se non tutte le sue convinzioni
ma anche no...anche non così infondata
l'idea che proprio negli anfratti che si vengono a formare nelle aree sempre più vaste della non-comprensione
il suo cervello
ormai esausto
potesse e sapesse ritrovare la capacità di veleggiare
abbattendo quei muri che le affinità
elettive o meno che fossero
erigevano ad oscurare gli orizzonti
egli inconsapevolmente ricercava nella diversità
nell'alienazione rispetto alle vicende del mondo
rispetto a quell'umanità che secondo il suo immodestissimo punto di vista
quelle vicende illusoriamente crede di poter governare a proprio piacimento
in tutto questo egli si ritrovava a definire la propria dimensione ideale
gli veniva così naturale che non si rendeva conto che un simile atteggiamento lo portasse ad isolarsi sempre più
annullando e distruggendo sul nascere qualsiasi forma di relazione sociale
e parlava la sua lingua come se stesse parlando a sé stesso
anche quando si rivolgeva ad altri
si era ormai reso perfettamente consapevole che le sue parole risultavano incomprensibili
e quando succede questo per lungo tempo accade che le proprie parole si trasformano in semplici suoni
in fonemi che fuoriescono dalla propria bocca come gettati alla rinfusa
la perdurante incomprensione che riscontrava parlando ad un estraneo
o ad un amico
alla propria amata
alla propria madre ed al proprio padre
aveva fatto in modo che le sue parole risultassero del tutto estranee anche alla sua personale capacità di circoscriverle per affermarne un possibile ed eventuale significato
così accade che quando non si trova più riscontro
anche il più infimo dei riscontri all'esterno di sé medesimi diviene quasi impensabile potersi dare credito
sicchè si era come abituato a questa condizione di totale estraneità
parlava e parlava e parlava e discuteva e argomentava e controbatteva e confutava e confermava e ipotizzava e tutto il resto
e magari si compiaceva della sua capacità d'essere incisivo e suadente
anche persuasivo a volte
altre volte i suoi discorsi risultavano addirittura così leggeri e volitivi e visionari da risultare affascinanti per chi aveva la pazienza di ascoltarli
eppure al termine di tutto non rimaneva nulla
parole al vento leggere come una piuma
prive di senso
prive di significato
prive di peso
un mero esercizio vocale
un esperimento acustico e nulla più
avrebbe forse dovuto coltivare maggiormente la propensione ad agire
a compiere quelle piccole azioni che valgono più di molti grandi discorsi
a mettere in pratica quelle grandi azioni che spesso avallano anche le parole piccole coi loro minuscoli e magari insignificanti significati
chè in questo ambito non vige di certo la legge del direttamente proporzionale
ma anche sì a volte
forse
erano anni che ballava la tarantella dell'inazione e la samba della mediocrità
come fosse bloccato da chissà quali catene
catene che s'era costruito nella sua immaginazione malata
catene che esistevano realmente ad inchiodarlo al suolo
catene che forse con un piccolo grande sforzo
o con un grande piccolo sforzo sarebbe riuscito a scardinare
ma non è tutto così semplice come si suole credere
non tutto fila come la maggior parte delle persone è portata a immaginare
quelle persone che credono di possedere le redini che governano il mondo e le vicende che su di esso si dipanano
ed ora seduto sotto il pergolato del caffè nella piazza centrale del paese
osserva la gente che passa
paiono tutti mossi da una incontenibile fregola
pare che tutto il futuro dipenda da ciò che quell'agente immobiliare vestito di tutto punto s'appresta a fare
pare che l'avvenire sia dettato da quel cameriere che porta un vassoio al terzo piano del palazzo di fronte
chè se l'avvocato bertuzzi non beve il suo caffè alle dieci in punto del mattino perde la sua proverbiale lucidità
e se questo dovesse accadere sarebbe un grosso guaio per tutti
anche per lui
lì seduto bello comodo al suo tavolino
a sorseggiare placidamente un caffè annacquato
pensa che ormai ha perduto la voglia e la capacità di ridere
di sé e degli altri
pensa che perdendo ciò ha perso tutto
pensa che chi non possiede più questa somma attitudine a ridere non è più padrone della propria vita
per quanto poco sia possibile essere padroni di una vita
in particolar modo la propria
checchè ne pensino gli esimi pensatori del e dal pensiero facile facile
una ragazza s'avvicina con ampi gesti
manda baci in aria accompagnandoli con un plateale movimento del braccio
egli la osserva e si distrae per un momento e pensa a quanto sia bella e capace di esternare così chiaramente i propri sentimenti
una facoltà che a lui manca totalmente
per un istante si illude che quei baci siano diretti a lui
poi si volta e comprende che non è così
un amico di lei
forse il di lei grande amore la sta accogliendo a braccia aperte
ed allora abbassa lo sguardo sul fondo della tazzina
e si ritrova a considerare che c'è sempre qualcuno
alle sue spalle
a meritarsi molto più di lui
un bacio
postato da: gaggio alle ore 12:28 | Permalink | commenti (16)
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29/04/2009
la valigia
Uèlla Gaggio! finalmente chi non vive si rimuore! O forse è il contrario...ma lo sai da quanto tempo è che non ci incontriamo?
No, non lo so
Saranno almeno quattro mesi. Anche tu qui per l'Inter? Mammut, un gutturnio per me e il solito per il Gaggio. Doppio mi raccomando! Non fare il solito tegnone!
Minkia sti marocchini del cazzo stanno sempre striminziti con le dosi. Che poi Mammut è tunisino. Ma sempre marocchino del cazzo rimane, o no? Lo sai che è così no?
No,non lo so
Ma lo sai come finisce stasera? Eh, lo sai?
No, non lo so
Vinciamo uno a zero. Dominando in lungo e in largo. Gol di Oba Oba.
Sicuro come la morte.
Lo sai a cosa stavo pensando prima che tu arrivassi? Eh, lo sai?
No, non lo so
Pensavo che io sono un artista. E pensavo alla funzione dell'arte e dell'artista.
E sai a che pensavo?
No, non lo so
Pensavo che io non so cos'è l'arte per cui non sapendo cos'è non saprei definirne la funzione. E non sapendo questo non so neppure qual è la funzione dell'artista. Ma io so di essere un artista. Un pò incompreso. Altrimenti non passerei 12 ore in una cella frigorifera a catalogare quarti di manzo. Io che dovrei essere catalogato su un catalogo cazzo!
E lo sai perchè sono incompreso, eh lo sai?
No, non lo so
Tu sì che mi comprendi cazzo! Sono incompreso perchè sono brutto e sporco e soprattutto senza una lira in tasca. E non ho una casa e non ho una famiglia e bevo come una sanguisuga e quando mi presento dai galleristi quelli storcono il naso mentre sorseggiano champagne avvinghiati alla solita zoccolona e mi chiedono se ho 3500 euri tanto per iniziare. Ma cazzo sei tu che devi dare la grana a me e non il contrario pezzodimmerda!!!
E allora lo sai che cosa voglio fare, eh lo sai?
No, non lo so
Voglio fare come il Giuliano. Lo sai cosa ha fatto il Giuliano no?
No, non lo so
Il Giuliano s'è prima sposato, ha prolificato. E quando uno prolifica l'ispirazione sale alle stelle. Perchè è noto a tutti che un figlio ti riempie la vita e ti apre nuove prospettive e vedi il mondo e la vita sotto nuove angolazioni e quando vedi il mondo e la vita sotto nuove angolazioni la tua arte ne risulta, come dire, amplificata ed ha cominciato a ridarci dentro di brutto ed ha sfornato capolavori su capolavori ma non perchè si sentiva sereno per aver messo al mondo un figlio. Si sa che la serenità interiore è nemica dell'arte e della creatività e della fantasia. Cazzo mi sto incasinando! Comunque il Giuliano è entrato in crisi perchè ha cominciato a pensare pensieri strani. Ha cominciato a pensare che suo figlio aveva una parte del suo patrimonio genetico. E questo pensiero lo ha mandato fuori di testa. E pensava anche che mettere al mondo un figlio in questo mondo dimmerda è stato un gesto ignobile. E di puro egoismo. Insomma i soliti pensieri del cazzo che vengono in testa al Giuliano. Come se il mondo di un tempo era migliore! Ma non spariamo minkiate! Vallo a chiedere ad un operaio di Manchester se stava meglio adesso o agli inizi dell'800! O a una casalinga di Voghera vai a chiedere se preferisce ritornare al medioevo. E tutte quelle menate sulle guerre e la fame e la sopraffazione dei potenti e dei ricchi sui poveri...vai a vedere se nel 1100 dopo Cristo c'erano meno morti ammazzati e di fame e di stenti e malattie e soprusi e tutte quelle minkiate lì.
Dicevo che il Giuliano è entrato in crisi e si è separato ed è un miracolo che non si sia pure sparato. Ma queste sono cose sue.
E' partito. E lo sai dove è andato? Lo sai dove deve andare un artista che vuole non dico sfondare ma almeno far conoscere la propria arte, eh lo sai?
No, non lo so
E' andato a New York. Cazzo da quelle parti c'è spazio per tutti. E per tutto. E' si o no la patria della libertà d'espressione? E' sì o no il laboratorio del nuovo e del mai visto e del mai sentito?
E spantegava i suoi quadri per le strade e la gente si fermava e qualcuno comprava. Tanto si sa che gli americani, fondamentalmente, non capiscono un cazzo di pittura. Comprano e basta.
Cazzo è pur sempre il quadro di un italiano e ci sta troppo bene sopra la cappa del cucinotto!
Ma gli americani si stancano presto e il Giuliano ha dovuto cambiare repertorio. E si è dato all'arte provocatoria. Quella che provoca. Gli americani sbavano per quelle stronzate tipo il Cattelan. Quello che appendeva i bambini agli alberi e faceva le statue del Woityla che porta la croce. E' una provocazione. Tutti a osannare e a plaudire e a esaltare. Critici e pubblico. A me provoca solo il voltastomaco e per farmelo passare mi metto a sfogliare un qualsiasi tomo sul Caravaggio. E sai che cosa si è messo fare il Giuliano per stare al passo coi tempi ed il gusto? Lo sai?
No, non lo so
S'è messo a fare la cacca. Un'idea già vista a dire il vero. Ma c'era chi se n'era scordato.
Esponeva i suoi merlotti sul marciapiede della Quinta. Ed ecco che quelli del MOMA se lo sono subito accalappiato. Una bella personale nello stand principale. Che poi era un'opera singola. Uno stronzo appena sfornato. Un'opera in divenire. Così recitava la didascalia. Ed infatti il Giuliano tutte le mattine si recava al MOMA e ci pestava sopra un'altra cagata. Ed il montarozzo fecale cresceva di giorno in giorno. Sino a raggiungere dimensioni colossali. Come il successo di critica e di pubblico.
E poi sai cosa è successo, lo sai?
No, non lo so
Un giorno arriva al MOMA un gruppo di bambini autistici con accompagnatori al seguito. Assistenti sociali alquanto solerti. Ma inerti. Un bimbo s'è staccato dal gruppo e si è gettato sull'ammasso dimmerda. E sai come sono certi bambini autistici, lo sai no?
No, non lo so
In rarissimi casi sono coprofagi. Si cospargono dimmerda e la mangiano. E quel bimbo s'è divorato tutto ma proprio tutto. Sotto gli occhi attoniti dei visitatori. Chi rideva, chi urlava, chi piangeva. Chi era attonito appunto. E chi scattava fotografie da tutte le posizioni.
Ma nessuno ha mosso un dito. Troppo spettacolare l'evento. E poi c'era pur sempre la necessità di sporcarsi le mani. E chi è disposto a sporcarsi le mani al giorno d'oggi? Chi?
Comunque è andata a finire che il bimbo è diventato una star del Lettermam Show e una decina di fotografi, non certo professionisti che stavano lì quasi per caso, hanno pubblicato albums che hanno venduto milioni di copie in tutto il globo terracqueo. Ora il bimbo, anzi la madre e il padre e il fratello e la sorella e i nonni del bimbo sono miliardari e stanno in uno sfavillante chalet nel Connecticut. Il bimbo sta in una stanza di non so quale clinica. E lo riesumano per lo Show e qualche comparsata nelle situation comedy. Ed i fotografi espongono alle biennali e alle triennali e alle quadriennali. E il Giuliano è rimasto lì come un pirla. Senza nulla in tasca. Nemmeno uno straccio di merda. Solo due rotoli di carta igienica.
E lo sai che ha fatto, lo sai?
No, non lo so
E' tornato in Italia ed è finito a lavorare in un calzaturificio di Ascoli. E sai cosa mi ha detto della sua esperienza americana, lo sai?
No, non lo so
New York? Bella cittadina! Certo non è Ascoli, non è Foggia.
Tèl là, evvaiiii! Grande Oba oba! Uno a zero e tutti a casa.
Ma lo sai chi ho incontrato sulla 91, lo sai?
No, non lo so
La Elsa. Lo sai che non dipinge più. Adesso fa la massaggiatrice shiatsu. Almeno così dice.
Era tutta bella contenta. Per quanto possa essere contenta la Elsa. Lo sai com'è la Elsa no?
No, non lo so
Non è mai contenta. E come potrebbe essere diversamente?! Senza un uomo da amare, almeno da amare, che poi se si è anche riamati è un optional, un di più che non guasta certo, come il tom tom sul cruscotto della macchina, vabbè ma questa è un'altra storia. E poi la Elsa c'ha anche lo sfratto esecutivo alle porte. Lo sfratto e la polizia. Alle porte e alle calcagna. Era contenta perchè s'è rassodata le caviglie e le gambe e le cosce ed il culo. E lo sai come se l'è rassodate, lo sai?
No, non lo so
Facendo delle gran camminate all'aria aperta. E lo sai che le ho detto, lo sai?
No, non lo so
Le ho detto che visti i risultati le avrebbe fatto bene camminare anche un pò sulle tette.
E lei mi ha voltato le spalle gridando "Charly vaffanculo!!!". Grande la Elsa! Così bella così fiera vai e non fermarti mai!
Cazzo e lo sai anche a cosa stavo pensando? Lo sai?
No, non lo so
Pensavo al suicidio. Ci penso spesso. Ci penso ad ogni istante della mia sporca vita. Che non ha mai pietà e non è mai finita.
Pensavo che non avrei mai il coraggio di suicidarmi.
Perchè in fondo pur sapendo che polvere ero, polvere sono e polvere ritornerò non mi va di lasciare nello sconforto chi mi ama. Te compreso. Pensavo a questo. Al suicidio come atto d'estremo egoismo. Ed alla mancanza di coraggio come espressione di grande altruismo.
E pensavo che non è vero neppure questo. Pensavo che il suicidio è un atto e basta. Cazzo me ne può fregare degli altri quando sarò polvere e cazzo gliene frega agli altri di me quando sarò un mucchietto di polvere? Insomma del suicidio in realtà non so che cazzo pensare. Questo pensavo: che è meglio non pensarle certe cose. Perchè sono per loro stessa natura impensabili. Che se ci penso mi vien voglia di suicidarmi. E tutti a pensare che sono stato tremendamente egoista. Ma l'egoismo fa parte della natura umana o no? E allora perchè tutti, o quasi tutti, dovrebbero darmi addosso? Se l'egoismo è nella natura umana va accettato senza rompere troppo i coglioni, lo sai questo no?
No, non lo so
Ma lo sai da quanto tempo non ti si vede in sezione, lo sai?
No, non lo so
Saranno almeno 17 anni. Ma lo sai che facevi impazzire almeno la Vale e la Silvia, lo sai?
No, non lo so
Maddaiii! La Vale lo sai che apprezzava in te il grande raziocinio, la capacità d'analisi, tutte quelle robe lì insomma, lo sai?
No, non lo so
Tre anni fa s'è messa con un artista di strada. Uno di quelli che camminano sui trampoli e gonfiano palloncini a forma di trota salmonata per i bimbi. E poi è finita in comunità devastata dall'eroina e dalla ricerca dei soliti paradisi artificiali. Un'inferno cazzo!
E lo sai della Silvia, quella che stravedeva per te, per la tua fantasia, e l'irrazionalità e la creatività e tutte quelle robe lì, eh lo sai della Silvia?
No, non lo so
S'è sposata col ragionier Bosetti,l'economo della casa di riposo, tre figli e una villetta a Luino.
Te la ricordi la Silvia? Come ci piaceva prenderla in giro per ore ed ore. Imitavamo paro paro tutti i suoi gesti e ripetevamo come pappagalli tutte le sue parole. Che il Trinca s'incazzava perchè la riunione non poteva andare avanti in quel modo. E allora la Silvia si alzava e si metteva a ramazzare i pavimenti col mocio vileda. E lo scherzo finiva lì perchè a noi di ramazzare cazzo no proprio no!
E ti ricordi cosa continuava a dire la Vale?
Diceva che a lei le battute spiritose uscivano senza pensarci. Se le ritrovava in bocca. E a lei questo non andava giù. Non accettava il pensiero di ritrovarsi in bocca parole non pensate e magari non volute. E tu allora hai abbassato la zip della patta e hai tirato fuori il manganello dicendo "Se è solo questione di metterti a tacere..." Cazzo così meravigliosamente e rozzamente e volgarmente meraviglioso e rozzo e volgare cazzo!!!
E lei s'è innamorata da quel momento lo sai no? Lo sai che è stato da allora?
No, non lo so
Bèla lì! Che ti dicevo, uno a zero e tutti casa. Abbiamo risuolato le scarpe alla squadra dei Della Valle.Lo sai a che pensavo, lo sai? Mentre parlavo lo sai a che pensavo?
No non lo so
Pensavo che dovremmo continuare a frequentarci. Pensavo anche al tuo blog. Lo sai che leggo il tuo blog? O non lo sai?
No, non lo so
Pensavo che dovresti smetterla di scrivere le tue solite cose. Dovresti darci dentro con qualche bel post sulla politica, tipo "fatta la legge gabbato il reato", sulla vita e la morte e l'amore e l'inquinamento e la fame nel mondo e la guerra e la malattia. A proposito, lo sai cosa mi turba di questi tempi? Lo sai?
No, non lo so
Sono malato. Molto malato. Malatissimo. Malaterrimo. E mi sto isolando dal mondo.
Perchè l'effetto più atroce della malattia non è la malattia in sé stessa. Non i dolori e i sudori e gli spasmi e i deliri e tutte quelle robe lì. La cosa più atroce è che pensi solo a te stesso. A come venirne fuori. E più pensi a come venirne fuori più ti cacci dentro. Dentro alle mura dell'isolamento.
E non conta se gli amici o i parenti o chi per essi si prodighino per starti accanto. Fisicamente e spiritualmente. Non te ne importa nulla di questo. E rimani lì tutto concentrato sulla tua persona e sull'involucro che la contiene. E' questa la cosa più atroce. Che la malattia fa perdere il contatto con la realtà. O forse no. Che cazzo ne so...mi sa che sto delirando...per gli spasmi.
Lo sai cosa vorrei fare adesso? Lo sai ?
No, non lo so
O andare a puttane. Ma non ho i soldi. O andare allo zoo comunale per vedere le bestie feroci.
E guardare da lontano l'effetto chefffà.
Che è un pò la stessa cosa. Andare a puttane ed andare allo zoo intendo. Lo sai questo nevvero?
No, non lo so
Beh, Gaggio, ti saluto. Offri tu? A buon rendere.
Ciao e alla prossima. Domenica ci sono i gobbi, lo sai no che incontriamo i gobbi?
Lo so, lo so.
Charly è stato veramente piacevole conversare con te.
Sai una cosa?
Sai cosa penso riguardo alla funzione dell'arte e dell'artista?
No, non lo so
Penso che la funzione dell'arte sia indefinibile.
Però, almeno in parte, si può definire la funzione dell'artista.
E la funzione dell'artista è quella di non rompere il cazzo.
Quando gioca l'Inter.
Cazzo!
***************************
Nella vita,
non si può essere
in disaccordo
su questo,
nella vita
occorre
darsi delle priorità.
Il lavoro,
la famiglia,
i figli,
la casa,
l'amore,
la salute,
la cultura,
l'arte...
tutte quelle robe lì.
Anche io
mi son posto
delle priorità.
Non nella vita.
Della vita.
Sulla vita.
Sono priorità
giornaliere.
E nel giorno
in cui
gioca l'Inter
la priorità
è l'Inter.
E' inutile
che stia a menarmela
per assecondare
magari il mio sogno
il sogno di una vita
la mia vita.
Quello di
diventare piastrellista.
E questa sera uscire
di casa
così
un pò controvoglia
giusto per farmi un goccio
e già che ci sono
guardare la partita
dell'Inter.
Sempre col chiodo
fisso
nella testa.
Il sogno
la priorità della vita
la mia vita.
Diventare
piastrellista.
Uscire di casa
e dopo
tre passi
un dolore incommensurabile.
Rivoli di sangue sul viso.
Cadere a terra.
E morire.
Dal balcone di sopra
distaccossi
una piastrella.
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