28/11/2008

"ciao teo...come stai?"
"..."
"senti...ci vieni con noi da zago?"
"..."
"dai ci spariamo qualcosina e ci facciamo quattro risate"
"..."
"eddai!...non devi prendere nemmeno la mimì che ti riporto a casa io"
"voi andate...casomai vi raggiungo più tardi"
"casomai??? il tuo casomai è al solito niente caso e solo mai!"
"..."
"vabbè teo...ciao...noi siamo là"
"ciao...voi siete là"



"...cioè noi sapremo che cosa è stata la nostra vita soltanto quando saremo morti. Noi non ci esprimeremmo se fossimo immortali. Così come la realtà non si esprime nel momento in cui si sviluppa; diventa espressione nel momento in cui finisce...o essere immortali e non esprimersi, o essere mortali ed esprimersi. Lei mi chiede quindi d'interpretare in realtà qualcosa che non è finito, cioè la mia vita, e che quindi è ancora amorfo, aperto a tutte le possibilità. Mi chiede cioè di parlare praticamente non di una forma ma di un magma. Cioè dovrei considerare la mia vita come un magma in cui affondo le mie mani quasi casualmente, direi da un punto di vista totalmente arbitrario. Quindi, alla domanda che lei mi faceva, posso rispondere in modo assolutamente abitudinario,
e quindi in parte anche non sincero, talmente sono abituato a vedere così la mia vita"

(Pier Paolo Pasolini, intervista con Giuseppe Cardillo)



"io voglio dividere e condividere tutto con te"

"no...tu vuoi solo dividere...e dividendo non si condivide niente...tu vuoi dividermi...prendere solo il bello e gettare via il brutto...prendere quello che ti piace e scaricare nello sciacquone ciò che ti fa schifo...no...non ci siamo proprio...se getti via la merda per tenerti solo il cioccolato è come se mi buttassi al macero per intero...che a me per intero mi si prende...e per intero mi si getta...a me...che cazzo!"

"ah...beh allora...addio!"

"statti bene...statti"



"L'altra cosa sono i vecchi, non riesco a levarmeli dalla testa. Mi guardano e hanno sempre negli occhi una domanda. Anni fa, me lo ricordo, non era così. Non era così quando facevo lo sceriffo negli anni Cinquanta. Ora li vedi e non ti sembrano neanche confusi. Ti sembrano impazziti. Questo mi dà da pensare. E' come se si fossero svegliati all'improvviso senza sapere come sono arrivati lì dove sono. Beh, in un certo senso non lo sanno davvero"

(Cormac McCarthy, Non è un Paese per Vecchi)

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e questa notte nevicava
ed io mi contorcevo
dal dolore
alla tastiera
ha squillato il telefono
le 2 e 43
era mio padre
e faceva freddo
molto freddo
anche dentro
dentro di me
dentro a questa stanza
e questa notte
non è ancora finita
seppur il sole sia sorto
già da molte ore
e continua a fare freddissimo
e a nevicare
è proprio vero
come nevica bene
sugli impermeabili
ma non sull'anima
postato da: gaggio alle ore 10:48 | Permalink | commenti (50)
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19/11/2008

osservato da quassù

corso francia pare la retta via
quella che col tempo s'era smarrita
lo si comprende dal cipiglio
e dalla risoluta risolutezza
con cui i pedoni e le auto lo percorrono
volto lo sguardo all'indietro
un castello
l'antico che si mescola al moderno
troppa architettura!
una ostentata dependance della mente dell'architetto
e non del suo ventre
eppure l'effetto scenico è stupefacente
forse è proprio di questo
che gli architetti s'interessano
stupire
m'introduco negli enormi saloni
l'arte contemporanea deborda
quella concettuale esprime i suoi concetti
mi soffermo a guardare un coso
con dentro una cosa
da cui a sua volta spuntano delle cose
il tutto vuol significare di certo qualcosa
che mi sfugge totalmente
mi sfuggono i concetti espressi dall'arte concettuale
tanto che mi viene il dubbio
d'aver incentrato la mia attenzione
non sull'opera di un artista
ma su di un semplice suppellettile
magari l'opera esposta
è l'estintore rosso
che sta appoggiato in un angolo
come un ombrello dimenticato
potrebbe essere che il capolavoro  non sia
questo
art_safari7_largeo magari questo
1249334.22454d37.lo quest'altro
venere degli straccipotrebbe essere che il prodotto
del sommo genio umano sia quella macchia d'umidità
che scrosta una parete già ampiamente scrostata di suo
potrebbe essere che lì s'esprime la vacuità
l'umidità
la caducità dell'umana esistenza
e noi quando si percorre il percorso
in questo dedalo di sale e saloni
potrebbe essere che ci si prenda un abbaglio incentrando la nostra attenzione
su cose e cosi che hanno il sentore
ed il tenore dell'appariscenza
ma non dell'essenza
e soprattutto della quintessenza
potrebbe essere
e forse lo è
e continuo il mio vago vagare
fra ampie volte e finestre e arcate ed affreschi
misti a poliedri di plastica
e pietre infilzate da tubi di chissà quale metallo
come spade nella roccia
la guardiana del museo controlla il mio incedere
i suoi occhi azzurrissimi e trasparenti
indagatori ed inquisitori al tempo stesso
lei nella sua divisa d'un blu scuro
che tende al nero
mi ricordà una kapò
e neppure tanto vagamente
mi sorge il dubbio che l'ultima sala del museo sia una sorta di camera a gas
in cui verrò introdotto completamente ignudo
una bella doccia
una sniffatina
e poi bello bello
un bel forno crematorio ad attendermi
le mie ceneri sparse per l'aere da su la collina di rivoli
trasportate dal vento e dal tempo sino al lato opposto della città
all'altro capo della distesa dei palazzi
al di là del fiume
sulla collina di superga
che di ceneri ne ha accolte a tonnellate nel corso dei secoli
illustri e meno illustri
le ceneri
non mi dispiacerebbe affatto andare a ristorare le mie membra accanto a quelle di valentino mazzola
vegliare su torino e sui torinesi
perchè questo la collina di superga fa
lei e le ceneri che ivi riposano
vegliare e sorvegliare
che tutto fili per il verso giusto
che la mappa squadrata della città non si squadri
e non si squadrino pure le menti e le anime che laggiù
di sotto
si mentono e si animano
e continuo nel mio errabondo errare sino ad imbattermi in una stanza tutta per me
entro
e mi si para alla vista questo
Francesco Vezzoliuna semplice scritta al neon
e una voce che ripete ossessivamente
con tonalità crescenti e decrescenti
disperata e supplicante ed esausta ed incalzante e a volte flebile
una voce che m'implora

"vattene da questa stanza
vattene dalla mia mente !!!!!
mi siedo sul pavimento
avrei voglia di fumare
ma non fumo
avrei voglia di dormire
ma non dormo
vorrei che tu fossi qui accanto a me
a tenermi la mano
ma tu sei "altrove"
e allora esco
con quelle parole che rimbombano ancora nella mia testa
rimbombano e rimbambiscono
e quindi mi trovo di fronte ad una porta
massimo bartolini
introduce ad un'altra stanza
anch'essa tutta per me
m'intrufolo
è tutto di un giallo che
mai ho visto tanto giallo
in vita mia
giallo e nebbia
una fittissima nebbia
che ci si perde
ed io mi ci perdo
che non si vede ad un palmo di naso
ed io non lo vedo...quel palmo
che non si riconosce il limite
ed io non lo riconosco...quel limite...il limite
che non si scorge alcun orizzonte
ed io non lo scorgo...quell'orizzonte...l'orizzonte
solo un tavolo di legno
sta lì immobile
come a tenermi compagnia
sembra che stia ridendo di me
mi ci appoggio con cautela
che inizia a vorticarmi la testa
e penso che sì
avevo solo quattro anni
penso che sono stato il principale responsabile
della follia di mia madre
penso a mio padre
che allora
fu costretto ad abbandonare la sua funzione
d'umile servitore dello stato
penso a mio fratello
a quando gli rubavo il succhiotto
mentre lui giaceva
come un gesù bambino nella sua culla
ed iniziava a strillare
a mò d'un gesù bambino indemoniato
penso a quella buia stanza
seminterrata
all'asilo delle suore domenicane
penso a quella camerata
ed alle sue brande messe in fila
come scatole di sedativi ipnotici
tutte belle ordinate
nell'armadietto del bagno
sembrava un dormitorio
quella buia camerata
e lo era a tutti gli effetti
un dormitorio
penso a quelle brandine grigio topo
che impregnavo di piscio e di cacca
solo per dispetto
solo per vedere contorcersi il volto
intriso di cattiveria e malvagità
della madre superiora
e penso che sì
penso che a modo mio
a quattro anni ho fatto il '68 anch'io
e poi esco
confuso
esco da quella stanza
tutta per me
e mi getto in un altro salone
in cui roteano furiosamente spazzole enormi
e multicolorate
di colori sgargianti
quelle spazzole che
le potrei trovare in un qualsiasi autolavaggio
mi ci tufferei dentro
mi ci annienterei
ma non lo faccio
qualcuno là fuori mi aspetta
forse
e mi viene alla memoria il tuo sguardo
sembra un rimprovero
e di certo lo è
"te non ti vuoi più bene...tu ti stai lasciando andare...te non puoi e non devi volerti così male...tu devi restare!"
torino da quassù è meravigliosa
avvolta nel suo grigiore
avvinta dal torpore
sopraffatta dal bianco delle montagne tutt'intorno
innevate della prima neve
ascolto il chiacchiericcio dei  suoi abitanti
il tintinnio dei bicchieri nei bar
giungono sino a me
ascolto il rombo delle auto in corsa
il suono lancinante delle sirene
un sordo vibrare d'onde sonore
come un lamento



postato da: gaggio alle ore 12:22 | Permalink | commenti (41)
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07/11/2008

come quelle città
che hanno sviluppato
la loro economia
in un unico comparto
col suo bell'indotto
come quando
quell'unico settore
cade in una profonda crisi
e le città muoiono
in quelle città
io abito

CERVELLO

cervelloDO THE RIGHT THING
do the right thingCUCINA ABITABILEcucina abitabile
DONNE
donneFRIENDS
friends
GENTE
genteLA LIBRERIA
il bagagliaioIL BURATTINAIO
il burattinaioIL CANDIDATO
il candidatoPRIGIONIERI
il gioco

IL MIO PC
il mio computerIL MIRAGGIO
il miraggioIO
ioLA BANDA
la bandaLA FARSA
la farsa
LA STANZA
la stanzaL'APPUNTAMENTO
lMA ANCHE NO!
ma anche noMILANO
milanoPALLE
pallePREISTORIA
preistoriaRIMASUGLI
rimasugliSOLDATI
soldatiTIFOSI
tifosiTRANQUI...PAGO IO...FORSE
tranqui...pago ioUCCIDIMI...SE VUOI
uccidimi...se vuoiUOMINI
uominiZOMBIES
zombies

postato da: gaggio alle ore 12:26 | Permalink | commenti (48)
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