"Stava già salendo i gradini esterni dell'albergo quando capì, da questi pensieri, di essere molto stanco, ecco cosa sentiva, una spossatezza enorme, un sonno dell'anima, una disperazione, se sappiamo abbastanza cosa essa sia per pronunciare la parola e capirla."
...leggeva queste parole con rassegnata noncuranza e con la tipica irrequietezza di chi ha l'occhio destro abbagliato dal fascio di luce dell'abat jour posta lì di fianco sul comodino nel silenzio di una notte rotta solamente dal rumore di sedie spostate al piano di sopra e dai bruciori di stomaco e dal desiderio impellente di fumarsi l'ultima sigaretta ben sapendo che non sarebbe stata l'ultima e probabilmente nemmeno la penultima e quelle parole di quel romanzo lunghissimo e tutte quelle che aveva letto precedentemente in quella fittissima rete di frasi che si accavallavano l'una sull'altra senza soluzione di continuità e che solamente di primo acchito gli eran sorvolate sopra la testa come areoplani lontanissimi e diretti a destinazioni a lui del tutto sconosciute quelle parole ora lo trafiggevano in pieno petto come proiettili esplosi da un plotone di esecuzione e lui si vedeva lì appoggiato con le spalle al muro e gli occhi bendati e quell'ultimo desiderio castrato e rimasto inespresso nella consapevolezza che mai e poi mai avrebbe potuto essere esaudito anche dal più accondiscendente dei comandanti di un fottutissimo e sgangherato manipolo di uomini col fucile carico e già puntato e poi un gelo dentro ad accompagnarlo nell'ultimo viaggio quello che da tempo immemore si aspettava di compiere e che non era altro se non lo schiantarsi del suo volto su di un pavimento di polvere reso fanghiglia dalla pioggia ininterrotta dei giorni appena trascorsi...e poi più niente...
"Agli dèi solo chiedo che mi concedano di non chieder loro nulla"
...e qualche pagina in là questa frase lapidaria aveva incontrato nella sua lettura ormai meccanica come solamente per far passare il tempo ed all'improvviso si ritrovò a desiderare che lei gli fosse accanto non tanto per il bisogno della sua compagnia quanto per poter attraversare lo sguardo assente di lei e magari tentare di afferrarne i pensieri sempre più sfuggenti e rivolti verso chissà quale direzione chè solo in questo modo avrebbe avuto l'esatta percezione della solitudine che lo attanagliava sicchè come per paradosso si sentiva solo quando non era effettivamente solo perchè quando si sta svaccati su di un divano in compagnia esclusivamente di sè medesimi è come se mancasse un termine di paragone con cui misurare il proprio stato d'animo o come se ci si trovasse dinanzi ad uno specchio che non riflette alcuna immagine
ed in quell'istante ricordò la risata di lei dopo che aveva pronunciato una delle sue sempre più rare battute o magari in seguito al racconto di un qualche raccapricciante e quindi esilarante aneddoto della sua vita malvissuta ed il ricordo di quella risata così prorompente tanto da perforare i timpani e spappolare gli occhi ora gli incuteva un sonno dell'anima ed una spossatezza enorme e la misura esatta della sua disperazione tanto che poteva ritenere di saperne abbastanza su cosa essa fosse...la disperazione...tanto che per lui aveva senso pronunciarla quella parola perchè era giunto a capirla...finalmente...










