29/12/2008

"Stava già salendo i gradini esterni dell'albergo quando capì, da questi pensieri, di essere molto stanco, ecco cosa sentiva, una spossatezza enorme, un sonno dell'anima, una disperazione, se sappiamo abbastanza cosa essa sia per pronunciare la parola e capirla."

...leggeva queste parole con rassegnata noncuranza e con la tipica irrequietezza di chi ha l'occhio destro abbagliato dal fascio di luce dell'abat jour posta lì di fianco sul comodino nel silenzio di una notte rotta solamente dal rumore di sedie spostate al piano di sopra e dai bruciori di stomaco e dal desiderio impellente di fumarsi l'ultima sigaretta ben sapendo che non sarebbe stata l'ultima e probabilmente nemmeno la penultima e quelle parole di quel romanzo lunghissimo e tutte quelle che aveva letto precedentemente in quella fittissima rete di frasi che si accavallavano l'una sull'altra senza soluzione di continuità e che solamente di primo acchito gli eran sorvolate sopra la testa come areoplani lontanissimi e diretti a destinazioni a lui del tutto sconosciute quelle parole ora lo trafiggevano in pieno petto come proiettili esplosi da un plotone di esecuzione e lui si vedeva lì appoggiato con le spalle al muro e gli occhi bendati e quell'ultimo desiderio castrato e rimasto inespresso nella consapevolezza che mai e poi mai avrebbe potuto essere esaudito anche dal più accondiscendente dei comandanti di un fottutissimo e sgangherato manipolo di uomini col fucile carico e già puntato e poi un gelo dentro ad accompagnarlo nell'ultimo viaggio quello che da tempo immemore si aspettava di compiere e che non era altro se non lo schiantarsi del suo volto su di un pavimento di polvere reso fanghiglia dalla pioggia ininterrotta dei giorni appena trascorsi...e poi più niente...

"Agli dèi solo chiedo che mi concedano di non chieder loro nulla"

...e qualche pagina in là questa frase lapidaria aveva incontrato nella sua lettura ormai meccanica come solamente per far passare il tempo ed all'improvviso si ritrovò a desiderare che lei gli fosse accanto non tanto per il bisogno della sua compagnia quanto per poter attraversare lo sguardo assente di lei e magari tentare di afferrarne i pensieri sempre più sfuggenti e rivolti verso chissà quale direzione chè solo in questo modo avrebbe avuto l'esatta percezione della solitudine che lo attanagliava sicchè come per paradosso si sentiva solo quando non era effettivamente solo perchè quando si sta svaccati su di un divano in compagnia esclusivamente di sè medesimi è come se mancasse un termine di paragone con cui misurare il proprio stato d'animo o come se ci si trovasse dinanzi ad uno specchio che non riflette alcuna immagine
ed in quell'istante ricordò la risata di lei dopo che aveva pronunciato una delle sue sempre più rare battute o magari in seguito al racconto di un qualche raccapricciante e quindi esilarante aneddoto della sua vita malvissuta ed il ricordo di quella risata così prorompente tanto da perforare i timpani e spappolare gli occhi ora gli incuteva un sonno dell'anima ed una spossatezza enorme e la misura esatta della sua disperazione tanto che poteva ritenere di saperne abbastanza su cosa essa fosse...la disperazione...tanto che per lui aveva senso pronunciarla quella parola perchè era giunto a capirla...finalmente...

 
postato da: gaggio alle ore 09:31 | Permalink | commenti (56)
categoria:
23/12/2008
SENSO CIVICO
in tutta sincerità
di come saranno
i miei
i nostri
i vostri tempi
a venire
in tutta sincerità
che sian lieti
o magari funesti
in tutta sincerità
a me
non me ne può
fregare di meno

intanto mi chiedo
come si può considerare un uomo
che inizia un atto masturbatorio
pensando ad una donna
e lo termina pensando ad un'altra?
e nel mezzo ci fa "stare dentro"
tutto l'arco costituzionale
ed incostituzionale
delle donne possibili
ed impossibili
immaginabili
ed inimmaginabili
eh?
come si può considerare
un siffatto uomo?
...se questo è un uomo...

ci picchio dentro un brano dei rammstein...valà
uno di quei brani
che come accadeva per quel tizio
quando ascoltava wagner
uno di quei brani che a me
fan venire un irrefrenabile impulso
ad invader la polonia
e tutti i suoi begli annessi e connessi


ripubblico una mia vecchia vaccata
mi sembra ad hoc
del tutto consona a questo meraviglioso clima festivaliero

Silenzio...
una farfalla mi sorvola
ed il battito
delle sue variopinte ali
rinfresca il mio viso
fuori nasce il giorno
i primi bagliori
di un sole rossastro
come un'aura
contornano il campanile
dell'antica basilica
potenti rintocchi
eppur sì dolci e sì lievi
risuonan nell'aere
a richiamare vecchiette
lente e mattutine
al grembo materno
d'un'incrollabile fede
e speranza
e carità
i bimbi si destano
con una smorfia malcelata
eppure subito repressa
alla vista del rassicurante
sguardo materno
all'inconfondibile aroma
del latte e del cioccolato
il babbo si muove
come un fuggitivo
e dispensa saluti
e sorrisi
ed un caldo abbraccio
per tutti
un fuggitivo
che si sa
tornerà
forse stanco
forse un poco arrabbiato
forse
ma tornerà
a dispensare
saluti e sorrisi ed abbracci
un balocco e un profumo
per tutti
nel camino la legna arde
come arde la passione
e l'amore
ardono i cuori
furiosamente
come un incendio
come un uragano
maestosa espressione
della natura
e fiori e frutti
odori e colori
il dolce afflato
d'una brezza che giunge
dal mare
il caldo tepore del giorno
luminoso come lo sguardo
di una bimba che si avvicina
vispa e gaia
con un mazzo di violette
fra le sue candide mani
e negli occhi
una tenerezza
un'ingenuità
un candore
speranzosi e
disarmanti
ma ecco!
che il chiarore
d'improvviso
si tramuta
ed il grigio par ch'abbia
il sopravvento
prima un impercettibile refolo
poi 
pian piano
un inquietante
rossiniano crescendo
e quel refolo diventa
un soffio
sempre più forte
il vento
e fulmini
e tuoni assordanti
scende la pioggia
sulle umane vicende
e coscienze
come a lavare
a purificare
la pioggia ed il suo
sordo ticchettìo
alle finestre
che accompagna i cuori
nel ventre tiepido
del sonno
e del sogno
e paesi lontani
e amori perduti
e ritrovati
e perduti ancora
amanti che s'abbarbicano
l'un sull'altro
sulla battigia
respinti dalle onde
d'un mare cristallino
e poi risucchiati
dalla risacca
andare e  venire
venire ed andare
come i passaggi
delle anime
sul mondo
e poi i dolci ricordi
quella lunga estate
calda
di quando mi correvi incontro
col tuo vestito rosa
mostrando le tue snelle gambe
a me
a tutti
il tuo sorriso avvolgente
ad avvolgere me
ad avvolgere
l'intero universo
di lassù le stelle
ci osservavano
e la luna scrutava
i suoi figli
seguiva i loro passi
in questa vita
questa vita meravigliosa
il dono più prezioso
come una carezza
d'un vecchio
la sua saggezza
il calore che emana
le parole tremule
ma ferme
come ferma
ieratica
imponente
nella sua maestosa bellezza
è quella statua
l'opera ultima
definitiva
del genio umano
un micino spaurito
s'aggira intorno al basamento
inseguito da un cucciolo
di cane
si leccano
si ribaltano
e l'armonia della natura
si confonde
col gioco
in lontananza s'ode
il canto di una voce
bianca
celestiale
e vibrano le note
di viole e violini
una pace morbida
avvolge la calda terra
e i fiumi  e i laghi
e i monti
e sterminati deserti
abbraccia i cuori
il Grande Padre
che guida e protegge
amorevole e misericordioso
noi non lo vediamo
possiamo solo sentirlo
e forse ascoltarlo
e lasciarci accompagnare
dolcemente
mollemente
dalla Sua Parola
Parola di Dio
Ed io?
Io son qui
lieto e sereno
in perfetta empatia
col mondo
e cogli uomini
e le donne
son qui
di fronte allo specchio
e mi osservo
osservo la pustola
che m'è appena esplosa
sul braccio
un moccio fluido
cola lento
dal naso
e s'adagia
come un candido
fiocco di neve
sull'angolo sinistro
della mia bocca
fino a penetrarvi
un grumo di cerume
spunta dall'orecchio
sinistro
tarzanelli che danzano
fra i peli del culo
ed un batuffolo di cotone
s'annida
nell'ombelico
reso melmoso
dal sudore
e dal grasso che cola
tossisco
un proiettile
di catarro
si spantega
sullo specchio e
ridiscende
fino alle piastrelle
per la gioia
d'una blatta
che s'aggira
nei paraggi
fra mille e più
scarafaggi
seduto sulla tazza
del cesso
percepisco il colare
del sangue
rosso vivo
emorroidi che dan
segni
di vita
il maleodorante olezzo
di smegma
che emana
il mio prepuzio
m'inebria
mentre dall'occhio
quello destro
una materia
giallastra
m'impedisce d'osservare
come vorrei
le mie unghie
nere
come la pece
un conato di vomito
mi sorprende
riverso un caldo risottino
sanguinolento
sul pavimento
mi osservo
mi amo
e ogni tanto
mangio un fiore
lo confondo
coll'Amore
com'è bella la Natura
e com'è bello
il suo cuore!
postato da: gaggio alle ore 11:09 | Permalink | commenti (17)
categoria:
17/12/2008
APPUNTI

allora...ehm...dunque...c'è lui che incontra lei...a lui piace...lei...a lei piace...lui...poi lui e lei s'innamorano...lui di lei e lei di lui...cioè s'innamorano praticamente da subito...o quasi da subito...poi stanno insieme un pò...un bel pò...poi lei si disinnamora e lascia lui e va in cerca di altri amori...anzi probabilmente li ha già trovati...anzi sicuramente...e lui resta lì come un pirla...con stampato sul muso un sorriso ebete...sta lì a guardar passare i tram...e ad osservare le gambe delle donne che disegnano cerchi sul mondo...come compassi...poi lui decide di comprarsi una vespa del 1969...poi una sera va in una sala biliardi di rozzano...e perde tutto al gioco...anche la vespa...torna a casa alle prime luci del mattino...a piedi...attraversando campagne allagate e quartieri di periferia che gli ricordano un bambino che piange in riva al mare...un bimbo nudo e col viso sporco di fango...poi giunto finalmente a casa lui si svacca sul divano...accende una sigaretta...mette su un cd a caso...e si addormenta...e gli appare in sogno un celerino...un celerino che lo prende a manganellate...e lui rimane esanime in una pozza di sangue...sul marciapiede di una traversa di via francesco sforza...era suo padre...il celerino...e finisce il film...così

il celerino
postato da: gaggio alle ore 02:45 | Permalink | commenti (41)
categoria:
10/12/2008
CONIGLIO VIOLA ART FACTORY-tutti quanti continuano insistentemente
spengo gli occhi
spengo un polmone
spengo una canzone
spengo un ricordo
spengo una voce
spengo una sigaretta
CONIGLIO VIOLA ART FACTORY-un pomeriggio così
accendo un bicchiere di vino
rosso
accendo un libro
chiuso
accendo un flacone
trasparente
accendo un ombrello
dimenticato

e vado via
abbracciato ad un gatto
morto
CONIGLIO VIOLA ART FACTORY-ecce trans incorniciato
impavidi penetrammo nel magazzino dell'istituto e lo rapimmo e il giorno successivo che era il dodici di dicembre che a sua volta era il tredicesimo anniversario della strage nero-fascista-distatodeviato di piazza fontana esponemmo la sua foto nei corridoi con su il suo bel faccino beato e alle sue spalle non il bue e l'asinello come da iconografia classica attendevasi tutti quanti bensì l'unico quotidiano che trattasse di politica in modo autorevole ossia la gazzetta dello sport del dì 13 dicembre 1982 e poi io scrissi un articoletto sulla fanzine ufficiale del liceo in cui sostenevo che le brigate rosse al contrario dei fasci collusi con lostatodeviato colpivano selettivamente i loro obiettivi ed i loro obiettivi erano coloro i quali in qualche misura più o meno significativa costituivano un pericolo in quanto propinavano una prospettiva volta al cambiamento dello status quo che piacesse o meno tale concreto o presunto cambiamento era del tutto ininfluente e ciò che interessava davvero alle brigate rosse era mantenerlo quello status quo su cui sputavano tutta la loro insincera avversione chè alle brigate rosse ed ai loro massimi e minimi esponenti ciò che premeva davvero era di mantenerlo lo status quo altrimenti sarebbe venuta meno la loro carica "rivoluzionaria" dato che ad un rivoluzionario se viene a mancare il pretesto per farla la rivoluzione va a finire che la rivoluzione muore ed il rivoluzionario perisce con essa ed aggiunsi che se noi studenti nel nostro piccolo una rivoluzione ce l'avevamo in mente che allora ci si mobilitasse cazzo! per chiedere al nostro preside di ristrutturare la palestra che cadeva in pezzi e che si rinfoltisse l'armamentario della biblioteca che di romanzi dell'ottocento inglese e del settecento francese e del novecento tedesco e dei poemi del trecento italiano noi si aveva pieni i maroni e che si facesse altresì presente al nostro preside che si era esausti delle sue ipocrite onoranze funebri in memoria dei caduti del terrorismo rosso e nero o bianco che fosse e che il nostro preside si adoperasse per usare i fondi che la scuola aveva a disposizione ma non per organizzare festini e festoni del cazzo in cui i suoi begli studenti tutti belli agghindati potessero mettere in mostra ciò che di "meraviglioso" avevan da mostare e dimostrare e che poi si riaprissero i laboratori di chimica e fisica (che è davvero imbarazzante conoscere il terzo principio della termodinamica se poi non si sa neppure cambiare una lampadina in casa propria quando si brucia) invece che organizzare gite a parigi e a londra che avevano il solo scopo della fornicazione in hotel di dubbio gusto che a noi della gioconda non ce ne fotteva nulla e che avremmo preferito che il nostro preside organizzasse una bella gita magari alle officine breda di sesto san giovanni per farci capire a noi che secondo lui saremmo diventati la futura classe dirigente che cosa da lì a qualche anno insomma farci capire cosa cazzo avremmo dovuto dirigere e fu così che mi venne impedito di scrivere su quel cazzo di foglio ciclostilato da quel momento sino all'eternità complici anche gli altri "redattori" a cui interessava solamente avere in mano le chiavi del mercedes del papi per il sabato sera a venire e fu così anche che io e il riccardino ed il daniele la statuetta di gesù bambino non la restituimmo mai ed il presepe della scuola che si sarebbe dovuto allestire nei giorni immediatamente successivi venne allestito con una controfigura ovvero uno stuntman assoldato a suo rischio e pericolo chè stare adagiato in una mangiatoia al freddo e al gelo e riscaldate le membra solo dall'alito di un bue e di un asinello e con le braccia sollevate e lo sguardo accattivante come ad esortare "aprite anzi spalancate le vostre porte a cristo appena nato e già re"...ecco uno stuntman capace di fare tutto questo a proprio rischio e pericolo non è mica facile da trovare quando là fuori c'è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno...e che bada solo ed esclusivamente ai cazzi suoi e non certo ad aprire e spalancare porte e portoni...casomai li chiude il mondo le porte ed i portoni...ed innalza barriere...che dentro noi ci si accapiglia e ci si sbrana per avere un poco d'aria da respirare...aria infetta di cui morire...
CONIGLIO VIOLA ART FACTORY-bare



postato da: gaggio alle ore 12:15 | Permalink | commenti (13)
categoria:
05/12/2008
NEVER MIND THE BOLLOCKS
postato da: gaggio alle ore 12:13 | Permalink | commenti (52)
categoria:
01/12/2008

mi ricompongo
manet-il balcone
riacquisto il mio proverbiale
e britannico aplomb
untitled
e passo oltre

magritte-il balcone
postato da: gaggio alle ore 11:33 | Permalink | commenti (24)
categoria: