27/01/2009

La ragazza di Bube Era mio padre.
Se questo è un uomo Io sono un autarchico.
Il giorno della civetta Qualcuno volò sul nido del cuculo.
La città delle donne Non è un paese per vecchi.
Ulisse Non ti muovere.
Quel pomeriggio di un giorno da cani E' arrivato mio fratello.
C'era una volta in America Un tram chiamato desiderio.
Il buio oltre la siepe Sostiene Pereira.
Il Paradiso può attendere Mery per sempre.
Fratello dove sei? Ad Ovest di Paperino.
Per chi suona la campana La vità è bella.
Dracula di Bram Stoker Per favore non mordermi sul collo!
Chiedi alla polvere Il silenzio degli innocenti.
Romanzo popolare...Romanzo criminale.
Io ballo da sola Il valzer degli addii.
Un giorno di ordinaria follia Provaci ancora Sam...Giù la testa...Prendi i soldi e scappa.
L'anno della morte di Ricardo Reis Non buttiamoci giù.
Il pasto nudo Fuori orario A qualcuno piace caldo.
Lupo Alberto Lupo
Ferrari Dino Ferrari
Pippo Franco Nero Wolfe
Lucio de Caro Diario di Anna Frank Zappa
Sud Sound System Of A Down Jones Brothers In Arms
ci potrei stare una vita
a fare 'sti giochetti
ma mi fermo qui
che io mi devo concentrare
che io mi devo ricordare
che oggi è il 27 di gennaio
che è una giornata particolare
che io come molti
che io come quasi tutti
che io sto scordandomi di ricordare
che io sto perdendo la memoria
che io santa romana chiesa
i suoi capi
che io la croce rossa internazionale
i suoi capi
che io avrei portato a norimberga
pure quelle
e quelli
sul banco degli imputati
eccheccazzo!
18/01/2009
Tutti noi soffriamo
di una certa malattia
di una malattia di base
per così dire
che è inseparabile
da ciò che siamo e che
in un certo modo
fa ciò che siamo
se anzi non è più esatto
affermare che
ciascuno di noi
è la propria malattia
e per causa sua
siamo così poco
così come
per causa sua
riusciamo ad essere tanto
tra una cosa e l'altra
la scelta la faccia il diavolo
come si suol dire
(JOSE' SARAMAGO - L'anno della morte di Ricardo Reis)
17/01/2009

e dunque
ci siamo messi lì
io e lei
attoniti e stralunati
e ci siam detti
"ma dai! ma non è possibile!
questa vaccata qui
non può
averla scritta il pablo
...eccheccazzo!"
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in sé stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
ed avevam troppo ragione
io e lei
e ci siam pappati
un bel pastasciuttino
in rosa
ragù misto ricotta
e vaffanculo al mondo!
09/01/2009
era arrivato al punto di temere di dover scendere giù nella via anche solamente per introdursi nel bar dell'angelino lì all'angolo per consumare la sua consueta e frugale e fugace colazione a base di caffè macchiato e brioche alla crema di cacao non tanto perchè si sentisse la terra mancare da sotto i piedi ogni volta che veniva a trovarsi in balìa del mondo là fuori quanto per il disagio intimo ed inesprimibile che lo assaliva al pensiero di dover rispondere ad una di quelle semplici e banali domande che tutti si pongono in determinate occasioni e che sono domande appunto semplici e banali e poste automaticamente in segno di cortesia o di chissà cosa d'altro o magari sono frutto solamente della vibrazione delle corde vocali che si mettono in moto come se spinte esclusivamente dalla forza d'inerzia senza che vi sia per questo alcuna specifica volontà di elargire suoni che possano avere un qualche significato più o meno recondito e fu così che si barricò in casa senza preoccuparsi se avesse provviste necessarie e sufficienti a superare il generale inverno e la primavera a venire e tutte le stagioni di cui si poteva colorare o scolorare la sua vita e si gettò sul divano e poi chiuse gli occhi anche se non c'era per lui bisogno di chiudere gli occhi per assaporare il buio e nemmeno gli occorse di mettere su un pò di musica chè tanto sarebbe stata ingoiata dal frastuono che i suoi pensieri producevano nella scatola cranica tutti accapigliati l'uno sull'altro nel disperato tentativo di cercare svago da qualche altra parte insomma altrove in quei luoghi in cui i pensieri possono essere felici di essere soltanto pensieri e non altro e cercò disperatamente di prendere sonno in modo tale che poi chissà quanto e chissà quando poi ma ci sperava che un "poi" sarebbe arrivato prima o poi insomma in modo tale che in un futuro più o meno prossimo o remoto- questo non aveva alcuna importanza- lui potesse risvegliarsi per essere finalmente in grado di rispondere a quella domanda che giù al bar all'angolo della strada tutti si ponevano con spontanea ed intangibile nonchalance "ehilà...svegliato bene stamattina?" (ed alla quale tutti ma proprio tutti rispondevano con dosi ancor più massicce di spontanea e questa volta tangibilissima nonchalance) e mentre poneva in atto tutto questo si rese conto che il timore che lo aveva avvinghiato sino a quel momento e che altro non poteva essere se non la paura di percepirsi e sentirsi a tutti gli effetti come alieno -come un niente- rispetto al resto della più umana umanità sì ecco! divenne consapevole che quel timore di non saper e soprattutto non poter rispondere alla più innocua delle domande gli fece intraprendere drasticamente e drammaticamente la via più errata in cui errare errabondo e cioè quel percorso senza meta che conduce all'isolamento mentre percorrendolo si crede ingenuamente di uscirne ed allora fu così che raggiunta questa consapevolezza per lui del tutto nuova e sconosciuta allora fu proprio ma proprio così che si svegliò dal sonno della sua ragione di soprassalto ed intriso di sudore ghiacciato eppur con le parole già pronte all'uso lì sulla soglia della sua bocca in trepidante attesa di venir sputate fuori all'occorrenza magari giù al bar dell'angelino ora che lui s'era finalmente ridestato bene o male non è dato saperlo se non a lui stesso che mai ha saputo di aver dormito per anni e anni e anni seppur avesse tenuto gli occhi spalancati per altrettanti anni...
...a volte basta poco...a volte basta un niente...per sentirsi estranei al mondo...e magari crogiolarsi sazi e satolli e persino compiaciuti in questa e di questa estraneità...o magari frustrarsi e frustarsi per tutto questo come se fosse una pena da espiare per chissà quale peccato compiuto... a volte basta poco...a volte basta un niente...a volte basta ancora meno del niente...per sentirsi "niente"...
...basta il sorriso di saluto dell'angelino giù al bar all'angolo della via...e la più semplice e banale ed innocua delle domande...
...che poi...poi...a ben pensarci...catturando uno di quei pensieri impazziti che fa a pugni con tutti gli altri pensieri...poi a ben pensarci...quel sorriso...quel saluto...quella domanda semplice semplice e banale banale e spontanea spontanea...è tutt'altro che niente...è tutto...molto più di tutto...a ben pensarci...