05/05/2009
i pugni in tasca
Certo ci vuole
una gran passione.
E una dose massiccia
di pazienza.
E concentrazione. 
E prontezza.
Appostato per ore
ed ore,
interminabili ore,
nascosto fra i cespugli.
Con la sola compagnia
di un Beretta
semiautomatico.
Aspettando che
i compagni di battuta,
i battitori appunto,
avanzino inesorabili
fra le sterpaglie.
E le rocce granitiche.
Nell'attesa che
il cinghiale
si presenti alla vista.
Braccato dai cani
e dagli uomini.
Passione
e pazienza
e concentrazione
e prontezza.
E una buona mira.
Naturalmente.
Strategie di caccia 
antiche
come la caccia.
Antiche quanto l'uomo.
Quindi.
E se non proprio
così antiche,
antiche almeno
quanto il fucile.
Strategie antiche
e collaudate.
Eppure occorre
sempre
fare i conti
con l'imponderabile.
Occorre a volte
ponderare
la disperazione
di un animale
che si vede perduto.
Accerchiato ed inerme
nel mezzo
di una radura.
E la disperazione aguzza
l'ingegno.
A volte.
Raramente
a dire il vero.
Che la disperazione
obnubila
e oscura
e mette a tacere.
Seppur induca
ad urlare.
Ma le grida
dei disperati
si perdono.
Inascoltate.
E rimbomba
il silenzio.
Il più delle volte.
Quasi sempre.
Se non sempre.
Questa volta
si levano
in cielo
urla
di disperazione.
Non i grugniti
di un cinghiale
colpito
a morte.
Questa volta.
Le grida di Davide.
L'arteria femorale
recisa
da un bossolo.
Un'emorragia.
Inarrestabile.
E Giovanni vede
andarsene così
l'amico
d'infanzia.
Fra le braccia.
Quelle braccia che
pochi attimi prima
imbracciavano
quella maledetta
doppietta.
Solo un tragico errore.
Solo.
Tragico.
Un errore.
*************************
Al funerale
c'erano tutti.
Tutti i paesani.
Tutti.
Dalle campagne
e dagli stazzi.
Sgomenti.
Tutti.
*************************
Giovanni è caduto
nel baratro
di una profonda
depressione.
Come ben
si può immaginare.
Ancor di più
suo fratello.
Sesto.
Sesto di dieci
fratelli e sorelle.
Sesto che è stato ritrovato
qualche giorno dopo.
Appeso
a una quercia.
Sopraffatto
dal dolore 
e dal senso di una colpa
non sua.
*************************
Nelle stesse ore,
negli stessi giorni,
in un paese
non lontano,
s'è scatenata
una furibonda faida.
La solita storia.
Forse uno sgarro.
Forse un'offesa.
Forse un furto
di bestiame.
Un paio di morti.
Ammazzati.
Poco più
che ragazzi.
*************************
E così è stato.
E sempre sarà.
Forse.
Coloro che erano
uniti
dall'amore
si son trovati
divisi
dalla morte.
Coloro che erano
divisi
dall'odio
si son ritrovati
uniti
nella morte.
*************************

erano anni ormai
forse una vita intera
che parlava da solo
una lingua del tutto particolare
una lingua tutta sua
non certo unica nella sintassi e nella grammatica
ma sconosciuta ai più
se non proprio a tutti
anzi certamente sconosciuta a tutti
quando si trattava di considerare l'agglomerato delle sue parole
quando da quel guazzabuglio di termini
si doveva trarne un significato
un senso che fosse più o meno compiuto
anche solo parzialmente comprensibile per i suoi eventuali interlocutori
non era possibile venirne a capo di nulla
che la totale
e fors'anche la più parziale comprensione
questo è saputo e risaputo
non è altro che una chimerica illusione
un'utopia come l'anarchia
e non era nemmeno più convinto che in qualche modo e modo e anche maniera
in qualche misura
la comprensione andasse necessariamente ricercata
al contrario
col tempo che inesorabile transitava sopra la sua testa
egli andava sempre più consolidando nella sua mente
l'idea
probabilmente infondata come la maggior parte se non tutte le sue convinzioni
ma anche no...anche non così infondata
l'idea che proprio negli anfratti che si vengono a formare nelle aree sempre più vaste della non-comprensione
il suo cervello
ormai esausto
potesse e sapesse ritrovare la capacità di veleggiare
abbattendo quei muri che le affinità
elettive o meno che fossero
erigevano ad oscurare gli orizzonti
egli inconsapevolmente ricercava nella diversità
nell'alienazione rispetto alle vicende del mondo
rispetto a quell'umanità che secondo il suo immodestissimo punto di vista
quelle vicende illusoriamente crede di poter governare a proprio piacimento
in tutto questo egli si ritrovava a definire la propria dimensione ideale
gli veniva così naturale che non si rendeva conto che un simile atteggiamento lo portasse ad isolarsi sempre più
annullando e distruggendo sul nascere qualsiasi forma di relazione sociale
e parlava la sua lingua come se stesse parlando a sé stesso
anche quando si rivolgeva ad altri
si era ormai reso perfettamente consapevole che le sue parole risultavano incomprensibili
e quando succede questo per lungo tempo accade che le proprie parole si trasformano in semplici suoni
in fonemi che fuoriescono dalla propria bocca come gettati alla rinfusa
la perdurante incomprensione che riscontrava parlando ad un estraneo
o ad un amico
alla propria amata
alla propria madre ed al proprio padre
aveva fatto in modo che le sue parole risultassero del tutto estranee anche alla sua personale capacità di circoscriverle per affermarne un possibile ed eventuale significato
così accade che quando non si trova più riscontro
anche il più infimo dei riscontri all'esterno di sé medesimi diviene quasi impensabile potersi dare credito
sicchè si era come abituato a questa condizione di totale estraneità
parlava e parlava e parlava e discuteva e argomentava e controbatteva e confutava e confermava e ipotizzava e tutto il resto
e magari si compiaceva della sua capacità d'essere incisivo e suadente
anche persuasivo a volte
altre volte i suoi discorsi risultavano addirittura così leggeri e volitivi e visionari da risultare affascinanti per chi aveva la pazienza di ascoltarli
eppure al termine di tutto non rimaneva nulla
parole al vento leggere come una piuma
prive di senso
prive di significato
prive di peso
un mero esercizio vocale
un esperimento acustico e nulla più
avrebbe forse dovuto coltivare maggiormente la propensione ad agire
a compiere quelle piccole azioni che valgono più di molti grandi discorsi
a mettere in pratica quelle grandi azioni che spesso avallano anche le parole piccole coi loro minuscoli e magari insignificanti significati
chè in questo ambito non vige di certo la legge del direttamente proporzionale
ma anche sì a volte
forse
erano anni che ballava la tarantella dell'inazione e la samba della mediocrità
come fosse bloccato da chissà quali catene
catene che s'era costruito nella sua immaginazione malata
catene che esistevano realmente ad inchiodarlo al suolo
catene che forse con un piccolo grande sforzo
o con un grande piccolo sforzo sarebbe riuscito a scardinare
ma non è tutto così semplice come si suole credere
non tutto fila come la maggior parte delle persone è portata a immaginare
quelle persone che credono di possedere le redini che governano il mondo e le vicende che su di esso si dipanano
ed ora seduto sotto il pergolato del caffè nella piazza centrale del paese
osserva la gente che passa
paiono tutti mossi da una incontenibile fregola
pare che tutto il futuro dipenda da ciò che quell'agente immobiliare vestito di tutto punto s'appresta a fare
pare che l'avvenire sia dettato da quel cameriere che porta un vassoio al terzo piano del palazzo di fronte
chè se l'avvocato bertuzzi non beve il suo caffè alle dieci in punto del mattino perde la sua proverbiale lucidità
e se questo dovesse accadere sarebbe un grosso guaio per tutti
anche per lui
lì seduto bello comodo al suo tavolino
a sorseggiare placidamente un caffè annacquato
pensa che ormai ha perduto la voglia e la capacità di ridere
di sé e degli altri
pensa che perdendo ciò ha perso tutto
pensa che chi non possiede più questa somma attitudine a ridere non è più padrone della propria vita
per quanto poco sia possibile essere padroni di una vita
in particolar modo la propria
checchè ne pensino gli esimi pensatori del e dal pensiero facile facile
una ragazza s'avvicina con ampi gesti
manda baci in aria accompagnandoli con un plateale movimento del braccio
egli la osserva e si distrae per un momento e pensa a quanto sia bella e capace di esternare così chiaramente i propri sentimenti
una facoltà che a lui manca totalmente
per un istante si illude che quei baci siano diretti a lui
poi si volta e comprende che non è così
un amico di lei
forse il di lei grande amore la sta accogliendo a braccia aperte
ed allora abbassa lo sguardo sul fondo della tazzina
e si ritrova a considerare che c'è sempre qualcuno
alle sue spalle
a meritarsi molto più di lui
un bacio
postato da: gaggio alle ore 12:28 | Permalink | commenti (16)
Commenti
#1    05 Maggio 2009 - 17:42
 
Aspetta che prendo il vocaboario che ci sono 2 o 3 parole che non ho capito. anzi Gigio non ho capito niente. Merito un bacio per la costanza di essre arrivata fino in fondo.
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#2    05 Maggio 2009 - 22:15
 
Un bacio al Gaggio
sempre da Scicla
utente anonimo

#3    05 Maggio 2009 - 22:44
 
è finito il brano proprio mentre terminavo la lettura. oppure viceversa.

cazzo, gaggio, che belle storie..
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#4    06 Maggio 2009 - 16:58
 
la storia del bar
e del "c'è sempre qualcuno che etc etc"
quelle sono esperienze che ti cambiano la vita
che se una cosa così la provi una volta..
insomma
cose successe nella testa
più pesanti di quelle che succedono nella strada.
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#5    06 Maggio 2009 - 17:01
 
ma che sfiga giovanni
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#6    06 Maggio 2009 - 21:33
 
sei tu quello nella foto? però sei anche un bel fico.
sei libero?!? io non lo bacerei uno dietro di te!!!!mi fermerei secca in prima fila!!!!

PVT
utente anonimo

#7    06 Maggio 2009 - 23:27
 
Meglio del Gaggio, no, non ce n'è!
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#8    07 Maggio 2009 - 13:26
 
Non ho mai creduto che ci si possa veramente capire. Se non per azzardo, per fortuna, per caso.

Ma quando succede: come è raro e bello e prezioso!

:)

utente anonimo

#9    08 Maggio 2009 - 10:01
 
ehi lo so perché ti tieni i pugni in tasca te! ma guarda che non serve!
utente anonimo

#10    08 Maggio 2009 - 10:08
 
Io ho capito.
Non per azzardo.
Ma per quelle catene e quello sforzo.
E non commento che i commenti il più delle volte sarebbe il caso di non lasciarli.
Questo compreso.
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#11    10 Maggio 2009 - 21:55
 
Is There Life on Mars?
C'aveva ragione il Duca Bianco, mio caro Duca Verde.
Qui la Capitale brama il tuo lucente cranio ma tu ci snobbi e ci lasci qui a chiederci a domandarci a interrogarci. E io mi boccio sempre, come pallino sperso su panno verde.
Is There Life On Mars?
Ave,
N.
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#12    11 Maggio 2009 - 10:52
 
Io ho sempre fatto il tifo per il cinghiale.
Anche se a volte lo mangio.



saluti.
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#13    11 Maggio 2009 - 20:55
 
io diffido sempre di quelli alle mie spalle...
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#14    11 Maggio 2009 - 21:41
 
none, hai cambiato l'aria. mò vado a vedè
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#15    11 Maggio 2009 - 21:44
 
no, c'è ancora puzza di chiuso.
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#16    17 Maggio 2009 - 02:53
 
事実獣のように生存のためしかし美徳および知人を追跡するためにではない 事実獣のように生存のためしかし美徳および知人を追跡す事実獣のように生存のためしかし美徳および知人を追跡するためにではない
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ioeilmiopc

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