01/07/2009
l
S. e L. dormono
ognuna nella propria stanza
ignare di non so che
o forse lo so sin troppo bene
un enorme appartamento all'ultimo piano di un palazzo signorile in un quartiere signorile
ed io mi aggiro e raggiro attraverso i locali alla disperata ricerca
di scarafaggi e blatte e gechi
chissà che non ne trovi a carovane ai bordi delle pareti
o magari appesi al soffitto
avrei almeno un buon motivo per non riuscire a dormire
l'eventualità che un enorme insetto nero mi penetri in bocca
mentre sto sognando i soliti sogni miei
di quando un toro m'insegue lungo i cunicoli di un labirinto sotterraneo
di quando attraversando i binari alla stazione mi si paralizzano le gambe
di quando parti monche e sanguinolente del mio corpo si trascinano lungo le strade della città fra cumuli di rottami e ammassi d'immondizia e l'aria è solo polvere
di quando la mia stanza si riempie d'acqua lentamente ed io galleggio e mi ritrovo a prelevare aria per i miei polmoni affannati e affamati in quel mezzo centimetro gassoso che ancora mi separa dal soffitto
di quando ragni e sanguisughe
oh quale allegra e inconsueta brigata!
mi assalgono partendo dai piedi sino ad arrivare alla base del collo
e poi più su
l'eventualità che un enorme insetto nero mi penetri in bocca
ed un geco tozzo e vorace lo segua a ruota sì da poterselo fulmineamente fagocitare
pasto completo per questa notte troppo calda e troppo umida
il solo immaginarmi una possibile eventualità
questo sì
di certo sarebbe un valido motivo per rimanere all'erta
con gli occhi spalancati e la mente vigile e presente
nulla di tutto questo
vago e vagheggio attraverso stanze e corridoi come in apnea
col cervello ottuso e gli occhi rossi e tremori lungo braccia e gambe e conati di vomito e vertigini e ronzii alle orecchie ed un'enorme pietra sullo sterno e la vista di pallini rossi e neri e blu e verdi che si scontrano fra loro e rimbalzano impazziti
salgo la grande scala a chiocciola che porta lassù
tre metri sotto il cielo
o forse più...o forse meno
un bianco terrazzo che pare smisurato
infinito come il panorama notturno che mi si para dinanzi
un intricato gomitolo di strade cerca di svincolarsi dall'asse mediano che attraversa la città
le mille luci del porto e l'ombra nera di monte urpino e i grigi connotati dei bastioni e i ruderi insabbiati del vecchio ospedale marino lungo l'interminabile litorale e il profilo minaccioso della sella del diavolo
e vibrazioni attutite di salsa e merengue che provengono dai chioschi laggiù in spiaggia e lo stridore di una frenata brusca a frantumare i suoni della salsa e del merengue
e un botto secco che pare un colpo di pistola ad infrangere lo stridore della brusca frenata e l'urlo lancinante di una sirena ad annullare il frastuono di quel botto secco e metallico mischiato al brusio sommesso delle sporadiche automobili che transitano là sotto
e poi disperate grida

e poi lo squillo di un telefono che si perde in lontananza
e poi solo il silenzio delle saline e dello stagno ad annientare tutto
e il tutto
da quassù riesco a vedere il mondo
il mondo ma non il modo
a volte basta poco
basta l'aggiunta di una lettera
una "enne"  
a cambiare il modo in cui s'osserva il mondo
a volte basta poco
per ritrovarsi al mondo senza sapere il modo
e vorrei essere lì a riempire le tue stanze vuote
in silenzio guardarti mentre le tue dita sottili tracciano linee sulla grande tela bianca
vorrei esser lì in silenzio ad ascoltare i tuoi lamenti
"no così non va...così proprio non va"
vorrei esser lì a ridere con te e di te
quando il verde si rovescia sul tuo vestito rosso
e sono
io sono lì
in silenzio a guardarti
tu che ti muovi e tu che danzi e tu che piangi
tu che mi racconti di com'è bello stare insieme a me
e intanto pensi ad altro
intanto pensi che non potrà mai essere
magari pensi che dovrà essere come in questo momento
meraviglioso come in questo istante
tu che mi racconti di com'è bello stare insieme a me
a uno come me
a patto che sia un altro
ma adesso taci! e sali in macchina
voglio che allarghi le gambe
i tuoi piedi sul cruscotto
io non guardo
solo ascoltare
io voglio
voglio che ti sfili le mutandine
e adesso toccati!
le mani sul volante e lo sguardo dritto sull'asfalto
conto le macchine che ci vengono incontro
mi lascio abbagliare dai loro fari
come sempre
voglio sentire solamente i tuoi gemiti
e adesso porgimi il braccio e stringi il pugno
un laccio e una siringa e un buco
voglio vederti viaggiare
voglio vederti perduta
voglio vederti assente
voglio sentirti silenziosa
sentirti senza necessariamente ascoltarti
voglio vederti mentre calma ti abbandoni sulla mia spalla
coi tuoi capelli che mi sfiorano le guance
e le tue mani gelide che distrattamente cercano le mie
voglio vedere quel sorriso sibillino che ti si disegna in volto
e non comprenderò mai il motivo
mai saprò perchè stai sorridendo
non visiterò mai i luoghi in cui ti trovi ora come allora e come sempre
e tu
tu lascia che il mio viaggio
il mio viaggio più appagante sia in quei luoghi che non ho veduto mai
e che mai vedrò
voglio vederti persa e silenziosa e assente e abbandonata
ed io con te
perso e silenzioso e assente e abbandonato
sì adesso mi lascio calare
appeso al gancio che pende da una gru
mi lascio calare in una cisterna ricolma di cemento a presa rapida
con esasperante lentezza io scendo
giù
ogni centimetro un frammento di vita che si stacca e vola via
affondano i piedi prima e poi le gambe e poi il bacino e poi il busto e poi il collo e poi la testa
un ultimo sguardo al mondo
un ultimo pensiero al modo
e poi è solo buio
le in-conseguenze dell'amore
postato da: gaggio alle ore 16:14 | Permalink | commenti (8)
Commenti
#1    01 Luglio 2009 - 16:29
 
ossignùr!
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#2    01 Luglio 2009 - 19:23
 
"Ossignùr" è un ottimo commento. Non riesco a pensarne un altro.

(Inchino.)
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#3    01 Luglio 2009 - 22:37
 
Un bacio al Gaggio
sempre da Scicla
utente anonimo

#4    01 Luglio 2009 - 23:44
 

e allora mi ri-immagino tutto con la faccia di toni servillo.
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#5    02 Luglio 2009 - 23:17
 
l'irrigidimento delle certezze porta sempre a una omogeinizzazione ( non giurerei su questa parola a livello orthographique ) dei maroni...

purtroppo ormai tutto fiisce a cementificarsi se non si é abbastanza maledeti da tenere annaffiate le nostre fantasie...

oh che gli ho detto ? !!!!

-" si salvi chi puo' " - disse la principessa gettando i resti di carciofo dal balcun de la su reggia...
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#6    03 Luglio 2009 - 19:47
 
Vabbè, ho capito.
Descrizione perfetta di luoghi, da me, molto ben conosciuti.
Nella pineta delle saline ci andavo a fare l'amore... con un vestito rosso e le mie tele non erano poi così grandi. (sempre povera...)
Ma non sono mai stata bionda. (Anzi si, una volta per scommessa).

Vedi Gaggio, ho ragione: sei universale. Tutti gli uomini hanno paura che qualche cosa si insinui in una loro apertura... e tutte le donne incontrano un impotente...
Buchi neri eh?!
Bel pezzo!
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#7    05 Luglio 2009 - 22:23
 
e cazzo mentre leggevo tutta la descrizione dell'immersione nella vasca di cemento
pensavo
com'è che si chiama quel film? com'è?

e poi
l'ho letto.
senza priscio!


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#8    08 Luglio 2009 - 11:43
 
io Invece ho vinto una scommessa. ma farò finta di niente và.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cristinaB1967

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